23 gennaio 2015

History will teach us nothing


In questi giorni segnati dalla presenza ossessiva del terrorismo di matrice fondamentalista, l'argomento che tiene banco è quello della liberazione di Greta e Vanessa, le due cooperanti dell'ONG Horryaty sequestrate durante una missione umanitaria in Siria.

Innanzitutto sia ben chiaro che le intenzioni esternate dalle due ragazze sono degne della massima lode: la popolazione di quei luoghi è dilaniata dalle violenze perpetrate dai fondamentalisti e da chi li combatte, e la maggior parte sono vittime che subiscono una situazione che non hanno scelto e contro cui possono fare poco.
Pensare di portare conforto ed aiuto in quelle terre richiede un altruismo e un coraggio tutt'altro che banale. Io personalmente non credo di avere né l'uno né l'altro.

Ciò detto, ci sono alcuni elementi che vanno presi in considerazione.
La teoria dice che quando ci si propone per una missione umanitaria in territorio di guerra è vitale capire bene a quali pericoli si sarà esposti, e sono le ONG che organizzano le spedizioni a dover fornire tutti i dettagli del caso.
Le ONG devono chiarire il fatto che in quelle zone si rischia seriamente di essere feriti, rapiti o addirittura uccisi e ripeterlo costantemente, più volte, portando magari delle evidenze fotografiche.
Se poi la persona si è resa conto che non si sta andando a cantare le canzoni di Natale all'ospedale o a dare da mangiare ai vecchietti dell'ospizio, ed è comunque intenzionata a portare il proprio aiuto in quei territori, una ONG che abbia a cuore la salute dei propri cooperanti dovrebbe procedere a dare un addestramento di stampo MILITARE alle persone che manderà in loco: questi si devono sapere difendere, perché va ribadito che si tratta di zone di guerra.
Quando, dopo mesi (MESI) di addestramento le persone saranno pronte (per quanto possibile) ad essere mandate in loco, esse dovranno essere affiancate da personale professionalmente in grado di difenderle: personale SERIAMENTE preparato. Sto pensando a ex-Mossad, ex-Spetsnaz, roba del genere per intenderci.

Perché devono garantire la massima incolumità ai cooperanti, che sono dei non-militari in zona di guerra.
Ribadisco: zona di GUERRA.

Teniamo conto che un cooperante vivo e libero sul territorio è una risorsa che sicuramente apporta dei benefici alle persone che hanno bisogno di aiuti, compiendo la missione per cui ha deciso di partire.
Un cooperante morto, oltre ad essere una tragedia umana, non è di nessun aiuto per le persone in loco.
Un cooperante rapito è peggio ancora, in quanto pur essendo per fortuna vivo non è di nessun aiuto e in più la sua liberazione può comportare un costo in termini di vite umane o quantomeno in termini di grandi somme sborsate.

Questo per quanto concerne la teoria.
La pratica dice che le due ragazze sono state mandate allo sbaraglio da qualcuno il cui raziocinio era evidentemente troppo offuscato dalla preoccupazione nei confronti delle persone in difficoltà (sia essa stata genuina o dettata da intenti autoincensatori stile "Hey, look at me: I CARE!"...ma questo è ininfluente ai fini dell'effetto finale) per effettuare una valutazione oggettiva dei rischi dell'operazione a tutto tondo.
La pratica dice anche che l'impresa non era coperta da polizze assicurative adeguate.
E la conclusione è stata che le due ragazze sono state rapite (e per fortuna sono tornate vive e vegete) e il governo italiano ha dovuto sborsare una cifra esorbitante (potete raccontarmi le favolette che volete: abbiamo PAGATO, s no le due sarebbero ancora là) per riportarle a casa. Cifra che ovviamente ricadrà sulle spalle di tutti noi, che per fortuna viviamo in un paese che non ci vessa dal punto di vista fiscale, vero?
Senza contare che quei denari sono andati a rimpinguare le casse dei terroristi: epic FAIL!

Qualcuno mi ha detto: "Eh, vorrei vedere se no avresti pagato nel caso i tuoi figli fossero stati in quella situazione".
Ma io avrei SCONSIGLIATO VIVAMENTE i miei figli o chiunque di mia conoscenza in merito ad imbarcarsi in un'impresa simile senza adeguato addestramento ed affiancamento.

Qualcuno mi ha anche detto: "Eh, ma se nessuno li aiuta, quei poveracci sono spacciati..."
Ma io non ho mai detto che non bisogni effettuare missioni umanitarie. Solo che bisogna andarci preparati, MOLTO preparati.

Bisogna rendersi conto che quello è un mestiere in cui NON CI SI IMPROVVISA, come tristemente invece avviene.
Oppure tirarsene fuori riconoscendo di non essere all'altezza.

Era già capitata la medesima cosa dieci anni fa con le famose Simona & Simona.
Evidentemente la storia non insegna proprio un bel niente. O saranno forse gli eroi di casa nostra che non sono in grado di assimilare le lezioni?

17 ottobre 2013

Legiferatio precox


In questo ultimo periodo si sono succeduti alcuni eventi che hanno evidenziato una tendenza che, seppure radicata da tempo tra gli italianuzzi, sta pericolosamente precipitando verso una deriva di dimensioni preoccupanti.

Mi riferisco al costume di legiferare in base all'onda emozionale e sensazionalistica del momento: è successo con la legge sul femminicidio, si è ripetuto con l'istituzione dell'operazione Mare Nostrum e temo si verificherà nuovamente in merito alle proposte di amnistia/indulto e all'abolizione del reato di calndestinità.

Come funziona detto meccanismo?
  1. Si prende un fatto di cronaca magari già di per sé eclatante.
  2. Lo si dà in pasto alla grancassa mediatica in modo che gli imbrattacarte di quart'ordine che infestano la carta stampata possano distorcerne la prospettiva in modo che si adatti alle proprie conclusioni, che sono in linea di massima mirate a suscitare sdegno/sdilinquimento o altri tipi di emozioni forti nei lettori.
  3. In seguito all'ondata di reazioni da parte della cittadinanza, il Governo prende atto di quale soluzione adottare non tanto con l'obiettivo di stilare norme ragionate (magari anche impopolari) che abbiano una propria logica e pertanto possano essere perpetuate nel tempo creando molti benefici e pochi disagi, ma piuttosto cercando di appacificare la maggior fetta possibile di "opinion leader" cui i cittadini fanno riferimento, in tempi rapidi e con il massimo clamore ed esposizione mediatica possibili in modo da lustrare le proprie immagini pubbliche.
  4. Di conseguenza vengono ratificati provvedimenti in cui la forma viene privilegiata ben più della sostanza, e pertanto destinati a mostrare la corda di fronte al passare del tempo (il politico non ragiona MAI in chiave di prospettiva futura, se non quando si tratta di assicurare la propria permanenza su qualche cadreghino in eterno) o all'insorgere di aspetti del problema che all'analisi frettolosa cui è stato sottoposto non sono stati evidenziati.
Un fattore determinante nell'esecuzione del processo succitato è rappresentato dall'eventuale esternazione del Presidente della Repubblica in positivo o in negativo rispetto ad una proposta. Analogamente a quanto capita per il Papa in materia di teologia, è stato infatti recentemente introdotto de facto il dogma dell'infallibilità dell'Inquilino del Quirinale.
Di conseguenza, qualunque voce si distingua dal coro osannante viene rapidamente isolata e messa in condizione di non nuocere affinché sia fatta la volontà del Supremo (che poi di fatto equivale alla volontà della maggioranza del corpo politico laddove serve lo scopo di appacificare le succitate Brigate Sdegnate, creando consenso e pertanto voti in chiave della prossima tornata elettorale).

L'ultimo evento in ordine di tempo ad aver ingenerato un'ondata emozionale significativa è la morte dell'ufficiale nazista che comandò l'eccidio delle Fosse Ardeatine (non ne specifico le generalità di proposito: gente simile va condannata all'oblio), e la conseguente baruffa originatasi in merito alla scelta del luogo in cui tumulare la salma.
Eventi del genere inevitabilmente attirano masse di gente ferocemente pro (sì, c'è pure gente pro...) o contro con gli altrettanto inevitabili tafferugli. Queste sono le condizioni ideali in cui il procedimento delineato sopra si può scatenare in tutta la sua potenza distruttiva.

Infatti il (chiamiamolo così per comodità) capo dello Stato si è sentito subito in dovere (complice la coincidenza con la commemorazione dei 70 anni dal rastrellamento nazista di Roma) di raccomandare l'istituzione del Reato di Negazionismo (di fatto associandolo alla già codificata Apologia di Reato) proponendo la reclusione fino a 5 anni per coloro che negano i crimini contro l'umanità.

Ora, cerchiamo di ragionare con calma: il "negazionista" è colui che nega che abbiano mai avuto luogo le persecuzioni e le atrocità commesse da chi abbia incarcerato, torturato e ucciso persone basandosi su  discriminazioni di tipo ideologico, sessuale o razziale. Nello specifico, il "negazionista dell'Olocausto" è colui che sostiene che le deportazioni nei campi di concentramento nazisti e lo sterminio di ebrei e simpatizzanti nelle famigerate camere a gas.

Personalmente ritengo che tale ragionamento non abbia alcun fondamento, e che negare ostinatamente fatti testimoniati da centinaia di migliaia di persone nel corso degli anni (nonché corroborati dalle registrazioni dei discorsi ideologici di chi era a capo del regime oppressivo) sia quantomeno prova di scarsa intelligenza.
C'è anche chi sostiene che delle camere a gas si sa soltanto ciò che è stato raccontato dagli alleati nel dopoguerra: per carità, noi non eravamo là (per fortuna, direi) a vedere con i nostri occhi...dobbiamo fidarci dei racconti di chi c'è stato ed è tornato indietro.
Stranamente però sono TANTE le persone che raccontano le stesse cose, distribuite in mezzo mondo...molti di essi recano pure prove fisiche dei trattamenti subiti nei lager...In sostanza, mi viene difficile dubitare nel caso in questione, ecco!

Torniamo però a bomba sulla questione della legge: un negazionista ha le proprie opinioni. Esse sono questionabili, generano scandalo tra i cittadini, ma sono pur sempre OPINIONI.

Il negazionista esprime un proprio punto di vista: non procura danno né fa del male a chicchessia (a meno che si imponga con la forza, ma quello è un altro discorso per cui condividerei la punizone). Su quali basi vogliamo che sia messo in carcere?
Mi risulta tra l'altro che in Italia esista la libertà di opinione. Su quali basi allora vogliamo che sia messo in carcere un negazionista? A quanto ne so, mettere in carcere una persona perché esprime le proprie opinioni è tipico dei regimi dittatoriali e repressivi. L'Italia non si considera forse un paese democratico? Siamo in dittatura?

C'è poi da considerare un aspetto legato alla coerenza stessa dei legiferatori che ci ritroviamo in questo momento storico (e aggiungerei: ahimé). Qualche giorno fa proponete un'amnistia o un indulto perché le carceri sono sovraffollate, e ora chiedete di mettere gente in galera per un reato di opinione?
Ma la vostra mano destra sa cosa fa la sinistra o no? Specialmente quando si tratta della STESSA mano (chi ha parlato per primo di indulto o amnistia?)!

Sono veramente preoccupato da questa prevalenza di "furore legislativo" guidato dall'emergenza (vera o creata con la complicità dei media) del momento, senza una pianificazione accurata e condotta col solo scopo di dare "panem et circenses" ad una cittadinanza pervasa da "onanismo giudiziario".
Dimostra dilettantismo, ruffianesimo e scarso interesse verso i problemi sistemici della nazione: lo "smoke and mirrors" messo in piedi dai politici con queste iniziative di grande respiro democratico purtroppo riescono a deviare l'attenzione dei cittadini da problemi ben più pressanti quali l'abnorme pressione fiscale e la stagnazione dell'economia, che ci stanno conducendo rapidamente verso la miseria.

01 marzo 2013

Redd(ito) rationem


Tra le priorità del programma del Movimento 5 Stelle c’è l'istituzione di un "reddito di cittadinanza".
La definizione recita:
"il reddito di cittadinanza è un reddito di base universale pagato a tutti, senza alcun obbligo di attività, per una somma sufficiente a esistere e a partecipare alla vita della società. Tutti gli altri redditi privati (per la maggior parte redditi da lavoro) sono aggiunti a questo reddito di base."

A me pare decisamente un abominio.
Oltre a deresponsabilizzare il cittadino (come se campare alle spalle dello Stato non fosse già un costume sufficientemente radicato in Italia, con una solida base di expertise, tra l'altro), rimane la questione di base:

CHI PAGA?


Ora naturalmente coloro che vedono nel fantasmagorico "estero" la trasposizione di Shangri-La nel mondo reale mi diranno: "Eh, ma in Germania esiste".

Sì, certo. Peccato che non siano tutte rose e fiori.
Leggetevi questo articolo e guardate come viene considerato praticamente in Germania.

A me non sembra molto allettante...a voi sì?

18 gennaio 2013

Il fattore canuto


Si sta avvicinando a grandi falcate la data delle elezioni politiche, e la sensazione è incredibilmente ancora più deprimente dei giri precedenti, anche perché parecchi degli attori (guitti, magari) in gioco ogni tanto si lasciano scappare delle affermazioni che consentono di vedere chiaramente che al di là della facciata alberga il nulla assoluto, in cui si staglia in modo evidente l'unico obiettivo che sta a cuore ai suddetti: il proprio tornaconto personale, raggiunto attraverso l'abbarbicamento al proprio cadreghino e il prosperare del meccanismo di clientelismo che da almeno 60 anni a questa parte caratterizza ogni aspetto della vita politica (centrale e locale) italiana.

Dai social network e dai blog emerge fortunatamente una folta schiera di cittadini che si sono finalmente disillusi e che non vogliono più sentir parlare di qualunque forza politica tradizionale (Pdl, Pd, Monti, Lega o qualunque delle n microentità che si sono a più riprese scisse dai corpi centrali). Costoro stanno dirigendo le proprie intenzioni di voto verso i soggetti "alternativi" (come ad esempio il "Movimento 5 Stelle" o "Fermare il Declino") che dimostrano di avere opinioni e idee (condivisibili o meno, ma è lecito) per uscire dalla melma in cui è sprofondato il Paese e che i soggetti politici "puri" sostengono (senza alcuna certezza di riuscita, beninteso) si possa eliminare solo aumentando la pressione fiscale e demolendo sempre più il potere di acquisto dei cittadini.

Certo, anche in rete c'è ancora chi parteggia fortemente per l'uno o per l'altro partito classico, sovente per proprio tornaconto, per radical-chiccheria, per antipatia verso gli avversari storici, per la famosa regola del "sostenere il meno peggio" (che come dimostrano i fatti, TAAAAANTO BENE ha fatto all'Italia negli ultimi 20 anni) o perché genuinamente convinti dai rispettivi programmi elettorali (e questi proprio non li capisco...non riesco a trovare proposizioni concrete nell'interesse dei cittadini in alcun proclama elettorale, ma solo un coacervo di attacchi agli avversari o voli pindarici su quel che bisogna fare per farsi benvolere dagli altri membri dell'UE, dal Vaticano, dagli USA, da chiunque tranne che da popolo italiano che IN TEORIA dovrebbe essere il principale se non l'unico interessato).

Ma non sono questi ultimi quelli che mi preoccupano maggiormente.
C'è un vasto segmento di elettori che è colpevolmente trascurato dai nuovi movimenti, che si affidano a Internet perché credono che sia il mezzo di comunicazione definitivo.
Il che in effetti è vero, perché è versatile e attraverso il meccanismo dei social network permette di confrontarsi e coinvolgere un gran numero di persone.
Ma in Italia la penetrazione informatica tra la popolazione è abbastanza bassa: siamo su livelli decenti quando si fa riferimento alla fascia di età under-45.

Il segmento problematico cui faccio riferimento è quello degli anziani, particolarmente quelli in pensione.
Da quel che sento captando le conversazioni casuali sui mezzi pubblici o nella sala d'attesa del medico, questa è gente che è effettivamente convinta che Monti abbia fatto del bene all'Italia.
Perché "Eh, prima c'era quello là che faceva il buffone e il puttaniere, adesso con Monti abbiamo riacquistato SERIETA' in Europa..."

Questo evidentemente capita perché queste persone non accedono ad Internet, non sanno neanche cosa sia: il loro unico mezzo di informazione è la tv, pertanto sentono solo le solite campane, amplificate dai grotteschi teatrini imbastiti da Ballarò, Porta a Porta, Servizio Pubblico, Tribune Politiche a gogò.
Non sono in grado di cercare informazioni più approfondite e che escano dal coro.

Peraltro si tratta di gente che, essendo in pensione e il più delle volte in affitto, non si rende conto dell'impatto disastroso sui cittadini di misure come l'IMU, l'aumento dell'IRPEF per le aziende, l'aumento delle accise sul carburante...

Monti e gli altri hanno buon gioco a fidelizzare questa parte di elettorato finché non introdurranno un qualche meccanismo che li tocchi sul vivo (ossia: finché non toccheranno le pensioni, cosa che si guardano bene dal fare).

Pertanto ripeto quanto ho già espresso su Facebook qualche giorno fa: signori che proponete soluzioni alternative ai politici classici, se volete avere una chance, ma soprattutto se l'intenzione è quella di evitare che al governo ci troviamo di nuovo questo vampiro succhiasoldi o gli altri pagliacci di Pd e Pdl, vi consiglio caldamente di impostare la vostra campagna in modo da riuscire a convincere (quindi: esporre FATTI e CIFRE in maniera CHIARA e senza terminologie TECNICHE, su mezzi di comunicazione ALLA LORO PORTATA) questa gente a votare i vostri movimenti.

Se vi perdete loro non avete alcuna possibilità.
E neanche noi.

10 dicembre 2012

Aridajje


È stata sufficiente la dichiarazione di Berlusconi di volersi ricandidare alla presidenza del Consiglio per portare di nuovo sul proscenio una ridda di vergini vestali (o autoconsiderantisi tali) che, novelle Cassandre, dipingono scenari apocalittici stracciandosi le vesti.
Posso anche capire e condividere in certa misura le critiche e i timori proferiti, principalmente perché il Cavaliere durante i propri mandati ha deluso tutte le possibili aspettative, pensando massimamente ai cavoli suoi e mancando puntualmente ogni possibilità di imprimere una svolta alla deprimente situazione in cui versa l'Italia.

Il vero problema è che il colpo di scena del Berlusca ha riportato il livello dello confronto politico allo scontro frontale tra di lui e chiunque-sia-contro-di-lui (nella istantanea fattispecie Bersani), con buona pace dei programmi elettorali che passano direttamente in secondo piano quando proprio non spariscono nello sfondo della scena.

Bene. Io invece vorrei sentir parlare di programmi.
In particolare vorrei sentire parlare di programmi che contengano i seguenti punti:
  • Progressivo distaccamento dall'Unione Europea e dall'Eurozona, coincidente con un obiettivo di indipendenza economica dell'Italia (il che vuol dire non dover dipendere dall'estero per i beni di primaria sussistenza: commercio limitato ai beni non essenziali e alle eventuali risorse di surplus);
  • In aggiunta al punto precedente, completo svincolo dalle ingerenze di altri paesi (incluso il Vaticano, ovviamente) nella politica interna italiana: ciò vuol dire che ad esternazioni di questo tipo va dato il giusto spazio. Nel bidone dell'umido, possibilmente;
  • Riduzione CON EFFETTO IMMEDIATO (non dalla prossima futura eventuale se mai ci sarà legislatura) del numero dei parlamentari (già più volte qui ipotizzato da 945 a 315) e dei funzionari amministrativi di contorno, passando attraverso un deciso snellimento dell'impianto amministrativo locale (eliminazione di commissioni ad hoc, taglio di enti superflui, quali ad esempio le province - va benissimo lo schema ipotizzato dall'attuale esecutivo -  e lo statuto speciale per le regioni che attualmente ne sono provviste);
  • Per gli Enti locali residui dal passo precedente, sfoltimento del numero di membri di Consigli e Giunte;
  • Illegittimità delle situazioni di cumulo di cariche pubbliche: negli eventuali casi residui per cui sia inevitabile il permanere dell'anomalia, assoluto DIVIETO di cumulo di retribuzioni pubbliche;
  • In materia di retribuzioni pubbliche, istituzione di un meccanismo esterno di definizione degli emolumenti per gli esponenti politici e i dirigenti amministrativi (questo è un punto molto difficile da realizzare in modo che sia equo e non dia origine a meccanismi di "scambi" o "vendette" tra i controllori ed i controllati...ad ogni modo è assolutamente da sanare l'anomalia attuale che consente ai politici di determinare il proprio compenso);
  • Istituzione di un meccanismo di responsabilizzazione per le figure i cui pronunciamenti hanno rilevanza amministrativa, giudiziaria e sanitaria (avvocati, medici, commercialisti, magistrati, forze dell'ordine): nel caso in cui il loro operato fallace abbia causato un danno ad un cittadino devono essere riconosciuti responsabili ed essere sanzionati in prima persona;
Rimangono inoltre validi gli assunti già formulati nel 2008 in questo post e in quest'altro.

Naturalmente ci sono molti altri argomenti su cui è necessario un intervento deciso e che stravolga gli attuali paradigmi istituzionali.
Purtroppo non ho sentito alcuna forza politica in gioco (né quelle emergenti, men che meno quelle consolidate, che hanno tutto l'inteesse nel mantenere lo status quo) esprimere dei propositi non dico identici, ma almeno orientati a raggiungere obiettivi simili.

La strada è lunga e tortuosa.

23 ottobre 2012

Stay choosy, stay hungry (and unemployed)


Sapete benissimo che non nutro grande stima per Ms. Crocodile Fornero (per non dire che non ne ho affatto).
Tuttavia, ha ragione da vendere quando invita i giovani a non essere troppo schizzinosi nella scelta del lavoro, in particolare del primo.
Quelli che il ministro espone sono ragionamenti essenzialmente lineari e logici: quando in giro non si trova lavoro, la scelta è tra ingoiare un rospo e non portare a casa i soldi. Non so voi, ma io preferisco la prima ipotesi.

Nessuno sta dicendo (neanche la Fornero, badate bene) che i giovani non abbiano diritto di cercare il lavoro per cui hanno studiato e che li appassioni completamente. Ci mancherebbe altro.
Il discorso vale a prescindere dalla congiuntura economica, ma a maggior ragione con i chiari di luna attuali non ci si può (e non ci si DEVE) permettere di stare lì ad aspettare che la manna scenda dal cielo: nel frattempo è necessario farsi furbi e cominciare a mettere grano in cascina prima di esaurire i soldi.

Beh, certo che se un soggetto non riesce a concludere il proprio ciclo nel mondo dell'istruzione prima dei 30 anni (magari perché c'è il calcetto...c'è la movida...ci sono le feste della facoltà...ci sono le vacanze a Ibbizza...io sono ggggiovane, mi DEVO divertire...tanto c'è papà che paga sta cavolo di uni che è pure duppalle perché tocca studiare...) il tempo comincia a scarseggiare e diventa impellente la necessità di bruciare le tappe.

Un discorso che il ministro non ha toccato ma che giocoforza è fondamentale, contempla anche l'oculatezza nella scelta del percorso formativo. Volenti o nolenti, il mercato del lavoro (come qualunque genere di mercato) è regolato da meccanismi di domanda e offerta.
La logica vuole che sia più fruttuoso intraprendere un corso di studi che porti (per quanto l'università italiana NON SIA IN GRADO di preparare gli studenti al mondo del lavoro) ad una specializzazione di cui c'è carenza nel mondo dell'impiego.

Beh, certo che se un soggetto decide di iscriversi a Lettere Antiche o Filosofia (magari perché gli ingegneri sono nerd...non voglio mica fare il ragioniere come quelli di Economia...eh ma io sono creativo nella pittura o nella poesia...e che palle tutte quelle formule, non c'ho testa...ma io sento che la mia vocazione è quella di insegnare...e poi, diciamocelo, a Ingegneria non c'è la figa che trovi a Scienze Politiche...) dovrebbe essere anche disposto ad assumersi il rischio di rimanere a piedi una volta ottenuto il famigerato pezzo di carta.

Amareggia (ma non stupisce) constatare invece che determinate forze politiche abbiano contestato le affermazioni della Fornero, non riuscendo a guardare oltre la propria pervicacia e i propri preconcetti, sempre ad aspettare che ci sia uno Stato-Papà che debba provvedere ad imboccare i figliuoli anche quando questi dovrebbero già aver raggiunto l'età matura (ad esempio Adriana Poli Bortone che stigmatizza come i giovani siano «delusi dalle mancate risposte che noi politici e il governo non abbiamo saputo dare»...spiegatemi che c@§§o c'entra...).

Nichi Vendola poi ha parlato di “tecnica dell’arroganza” adottata dal ministro: a me sembra ben più arrogante chi pretende di avere la pappa pronta sempre, in particolare attendendosi che il Governo crei posti di lavoro dal nulla anche quando NON CE N'E' RICHIESTA SUL MERCATO (le migliaia di candidati per pochi posti di insegnante sono un lampante esempio).

La butto lì: estremizzando, potrebbe invece essere un utile strumento di governance e di responsabilizzazione della popolazione l'istituzione di una misura ufficiale della domanda di un certo tipo di figura professionale, in correlazione ai percorsi formativi scolastici disponibili (naturalmente con orizzonte comparabile alla durata sensata di un corso di studi): nel caso in cui uno studente decidesse di imbarcarsi in un percorso che forma competenze professionali non adeguate allo scenario lavorativo del periodo (es. quinquennale), e che quindi ricada nelle basse posizioni della lista, si potrebbe pensare di esonerarlo da alcune prerogative tipo il diritto di voto fino a quando non abbia trovato un impiego (o comunque in relazione al numero e alla distribuzione spettrale di colloqui intrapresi).
Troppo duro? Eh ma signori, non si può neanche stare ad aspettare indefinitamente la grazia divina rinchiusi nella torre d'avorio della propria formazione accademica.

Sempre secondo Vendola, la Fornero sarebbe rea di “aver detto ai giovani arrangiatevi’”: caro il mio Nichi, non siamo nel mondo dei Puffi né nell'idilliaco universo di Star Trek dove uno può sbarcare il lunario facendo il poeta...nel mondo reale CI SI DEVE arrangiare!
Capisco che i politici abbiano della difficoltà ad afferrare il concetto tanto quanto un essere umano ha difficoltà ad immaginare un universo in quattro dimensioni...ma comunque stiamo parlando di GIOVANI, non di LATTANTI...e sarebbe ora che scendessero dalle nuvole e si dessero una svegliata!

17 luglio 2012

Ma chi fa la review della spending review?


Leggendo gli ultimi proclami del (coacervo di farabutti che per comodità e brevità chiameremo) Governo, c'è di che rimanere veramente di stucco.

Si profila innanzitutto un taglio quasi totale dei finanziamenti alle Regioni per il trasporto pubblico.
Poi, come se non bastasse, altra mazzata pesante ai fondi per la sanità...

A questi provvedimenti che lasciano decisamente perplessi, si aggiunge in data odierna una sparata degna dei film di Mel Brooks: un accorpamento delle festività e un taglio generalizzato al monte ferie per aumentare il Pil...

Quest'ultima trovata in particolare mostra decisamente la corda e si palesa per quello che è veramente: il raschiamento del barile.
A prima vista parrebbe che gli espertoni finanziari non abbiano la più pallida idea di dove risiedano effettivamente gli sprechi in Italia, e che quindi abbiano deciso di attaccare il bersaglio grosso per portare a casa un maggior risultato nel minor tempo possibile.
In verità la spiegazione potrebbe essere un'altra.

C'è sicuramente un'ottima probabilità che Monti e i suoi sgherri siano più cialtroni di quel che ci viene raccontato, per carità...però secondo me sono soprattutto in malafede.
Ossia: a loro non frega NIENTE dei cittadini italiani.

Il mestiere di un buon governo dovrebbe essere quello di assicurare ai propri cittadini i servizi fondamentali per agevolarne la vita e fare in modo che essi possano contribuire maggiormente allo sviluppo del paese.
Invece costoro pensano che rendendo più difficile lo spostamento dei pendolari, abbassando il livello delle prestazioni sanitarie e riducendo le giornate libere dei lavoratori, magicamente questi ultimi diventeranno più motivati e produttivi...mah, io ho i miei dubbi.

In verità i suddetti signori sono comodi.
Sì, perché è facile tagliare i supporti alla cittadinanza: più difficile andare a toccare i privilegi della classe "dirigente" (seh) e la rete dei favoritismi/nepotismi/clientelismi ormai radicata da decenni nel nostro Paese.

Certo, perché tanto i cittadini possono parlare, sbraitare, dimostrare, ma tanto non cambierà nulla. Non sono i cittadini che hanno il potere di decidere.
Come dite? Eh, ma i cittadini possono esercitare il diritto di voto.
Sì, certo.
Poi però le liste sono chiuse e - grazie alla legge "Porcellum" - sono i partiti a decidere chi va in Parlamento.
E inoltre per le elezioni amministrative e politiche non c'è il quorum: vince chi ha la maggioranza (calcolata secondo le regole astruse in vigore) anche se si trattasse di esaminare 1000 voti.

E allora mi dite: basta votare il Movimento 5 Stelle.
Sì, certo.
Magari vediamo prima come va a finire la gestione della Giunta Comunale di Parma...
Poi vediamo magari quanto resisteranno a Palazzo Madama e a Montecitorio prima di indulgere nei medesimi frizzi e lazzi dei loro predecessori...

Perché il malcontento del popolino va e viene: ci sono le Olimpiadi, il Campionato, i Mondiali...e chi ci pensa più a quegli stronzi di politici?
I politici sono l'unica certezza fissa ed immutabile di casa nostra.

Altrimenti non mi spiego come mai Monti & C. abbiano deciso di tagliare sanità e trasporti mentre vedo ancora almeno 630 PARLAMENTARI DI TROPPO (per non parlare di segretari, assistenti, lacché, portaborse, autisti e valletti vari)...

Non sono un entusiasta degli Stati Uniti, ma almeno devo dire che le proporzioni del sistema politico in questo caso sono esemplari.
A fronte di un'estensione territoriale pari a 30 volte quella italiana, e ad una popolazione almeno quintupla, hanno UN TERZO dei senatori e DUE TERZI dei deputati...magari fatevi una review su questo dato di fatto!

03 maggio 2012

The waste to end all wastes


Sono così depresso dalle finalità e dalle metodologie dell'attuale CDA d'Italia (non si può chiamare "governo") che finora ho limitato i post, perché ritengo che le loro azioni si commentino da sé (tanto che sembra che anche alcuni irriducibili farlocchi stiano cominciando ad aprire gli occhi).

Tuttavia l'episodio in questione è talmente grottesco e macroscopico che è impossibile derubricarlo.
E quindi il Tecnovampiro Monty ha deciso di tagliare gli sprechi dell'amministrazione pubblica. Bene. Bravo. Bis.
"Spending review" la chiama. Bene. Bravo. Bis.
E come ha deciso di agire il premier? Isituendo una commissione di ministri per valutare gli sprechi, e ingaggiando il manager Enrico Bondi (risanatore di Montedison e Parmalat) quale Commissario straordinario «per la razionalizzazione della spesa per acquisti di beni e servizi, con il compito di definire il livello di spesa per voci di costo». Male. Cialtrone. Stop.

Dico: era proprio necessario ingaggiare un ulteriore esterno e pagarlo quindi con i soldi dello Stato? Non c'erano già sufficienti "tecnici" all'interno di esecutivo e rispettivo entourage?

Ma se già la forma è discutibile, il contenuto è scandaloso.
Pare infatti che "saranno esclusi dai tagli Quirinale, Consulta e Parlamento. Si tratta di organi che hanno un'autonomia, che si estende anche agli aspetti economici, riconosciuta a livello costituzionale". Ah beh, ma allora che parliamo a fare?
La prima cosa da fare sarebbe tagliare il numero dei parlamentari da 945 a 315, con il conseguente esercito di portaborse, collaboratori, lacché, autisti, e via dicendo (ragionando pesantemente sui loro emolumenti e indennità)...quindi cominciamo subito ciurlando nel manico.
(Il fatto che l'autonomia economica sia riconosciuta a livello costituzionale, poi, non fa che rafforzare la mia ipotesi sull'obsolescenza ed inadeguatezza di quel pezzo di carta che tutti venerano come sacro ed immutabile - salvo inserire in fretta e furia norme come l'obbligatorietà del pareggio di bilancio che in generale sarebbe una buona norma, ma in questo momento storico rischia di affondare ulteriormente le risorse economiche della popolazione italiana).

Ma andiamo avanti. Si parla di "ridimensionamento delle strutture dirigenziali esistenti", e questo ci sta.
Non capisco però cosa si intenda con "riduzione delle società pubbliche": si tratta della riduzione delle spese per le locazioni, oppure si intende chiudere aziende a partecipazione pubblica, lasciando a casa dei lavoratori? Quest'ultima ipotesi, nel momento storico attuale, mi sembrerebbe una scelta molto preoccupante: non è proprio il caso di creare ulteriore disoccupazione.

Ancor più preoccupante è l'ambito di intervento previsto: sanità e scuola...ossia due delle realtà più disastrate del nostro Paese.
Piuttosto sconcertante è l'approccio riguardante la salute. Come riporta La Stampa:

Il ragionamento è più o meno questo. Oggi un italiano su due è esente dai ticket. In media spendiamo 60 euro l’anno di ticket ma per chi «consuma» realmente sanità l’esborso sale a oltre 500 euro. Aumentare i ticket in queste condizioni significherebbe chiedere a parte dei cittadini mille e più euro l’anno. Troppo. Ecco allora le franchigie commisurate al reddito Isee, magari corretto in funzione dello stato di salute dell’assistito. Una specie di «sanitometro» insomma.

L'ipotesi dei tecnici è di fissare la franchigia al 3 per mille di questo reddito. Così, spiegano, un pensionato con soli 10 mila euro pagherebbe i primi 30 euro di spesa, un lavoratore con 40 mila euro pagherebbe una franchigia di 120 euro, che salirebbe a 300 per un professionista con 100 mila euro di reddito. 


Si riassume con un'unica parola: "BESTIALITA'" (ce ne sarebbero altre ben più volgari).
In primo luogo perché, come al solito, si agisce sulla conseguenza invece che sulla causa.
Trovo profondamente ingiusto togliere l'esenzione a chi già si deve sottoporre costantemente a pletore di esami e trattamenti per patologie gravi.
E nutro parecchie perplessità su come potrà essere applicato il "sanitometro", soprattutto in virtù della proporzionalità al reddito.

Ritengo che sarebbe molto più incisivo scovare chi gode di esenzioni, invalidità, annessi e connessi SENZA AVERNE DIRITTO, andare a pizzicare in modo sistematico quei medici compiacenti che rilasciano tali agevolazioni, o che (come anche recentemente svelato da alcuni servizi di Striscia la Notizia) erogano prestazioni in regime privato negli orari in cui dovrebbero prestare la propria opera presso il Servizio Sanitario Nazionale.

Ma ormai non mi stupisce più nulla.
Neanche il fatto che i benpensanti che ad ogni parola di Berlusconi erano pronti a scendere in piazza o a stracciarsi le vesti in diretta tv adesso se ne rimangano muti e imperterriti davanti a queste iniziative che sono molto più pericolose per gli italiani rispetto al "bunga bunga" dell'ex-premier.

15 febbraio 2012

Games over


Per una volta (non credo diventerà un'abitudine) sono decisamente d'accordo con Mario Monti quando dice che sia opportuno lasciar perdere la candidatura di Roma alle Olimpiadi.
Certo, in un primo momento mi son lasciato prendere anch'io dal patrio orgoglio, e ho sentito un moto d'indignazione: "Ma come osa costui dire che non siamo adeguati a ospitare un evento del genere? Mettere in discussione il nostro prestigio internazionale? Ipotizzare che non saremo mai capaci di affrancarci dal malcostume degli sprechi, delle costruzioni raffazzonate, della malafede?"

Poi mi sono reso conto che la mia posizione era in tutto e per tutto simile a quella di coloro che hanno le pezze al culo però devono sfoggiare l'auto nuova ogni tot mesi, oppure organizzare megaricevimenti per battesimi e prime comunioni firmando quintali di cambiali.
Per cosa? Per dimostrare agli altri di non essere da meno (e anzi, magari di essere superiori, che non guasta mai...)

E alla fine mi sono detto: non è un ragionamento lucido, non devo andare in bolletta io per dimostrare qualcosa agli altri! Chissenefrega di quel che pensano gli altri.

Del resto Monti in questo caso ha utilizzato un metodo analitico e, una volta tanto, mira ad agire sulla causa invece che aspettare e gestire gli effetti.
Cifre alla mano, ha constatato che il divario tra preventivo e consuntivo per la realizzazione di queste kermesse è tale (almeno nei casi recenti) e talmente imprevedibile da costituire un serio rischio per la stabilità dell'economia innanzitutto locale e in secondo luogo di tutta la nazione.

I dati parlano chiaro: Londra sta affrontando un totale di spese superiori del 30% rispetto al preventivato, la Grecia (piove sul bagnato) si è ritrovata un +6% sul debito pubblico derivante dai Giochi del 2004...
Tanto per rimanere a casa nostra, Torino è in perdita di milioni di Euro per l'evento del 2006 (25 milioni di passivo solo per l'esecrando Toroc dell'altrettanto esecrando Castellani).

Qualcuno obietterà: "Eh, ma le manifestazioni di questo genere forniscono l'occasione per realizzare infrastrutture che costituiscono un valore aggiunto per la comunità, per non parlare dei valori dello sport bla bla bla bla bla..."
Ah sì?
Infrastrutture tipo la Metropolitana di Torino? Sicuramente utile (ne sono un assiduo utilizzatore e sono ben contento che ci sia), ma sarebbe stata da realizzare PRIMA, senza la FRETTA determinata dalla data dell'evento, e di conseguenza con maggior attenzione ai MATERIALI e alle TECNICHE REALIZZATIVE (dopo soli 6 anni emergono tutte le magagne: scale mobili perennemente ferme - e ora scoprono che tutto il lotto era difettoso...bravi! - coibentazione difettosa delle tubature con conseguenti allagamenti dovuti al gelo/disgelo, tabelloni informativi e multimediali costantemente in tilt...)!
Infrastrutture tipo la pista di bob di Cesana? Costruita per ospitare le gare di bob, skeleton e slittino, costata più di 60 milioni di Euro, prenotata da varie nazionali per gli allenamenti ma mai sfruttata per cause tecniche (tre compressori su quattro rotti, e quello rimasto in funzione si è rivelato insufficiente per ghiacciare tutta la pista), e definitivamente chiusa l'anno scorso.
Infrastrutture tipo il Resort di Pragelato? Una cattedrale nel deserto da 120 posti, chiusa sia in inverno che in estate, e gestita dal 2006 a fine 2009 dalla Heuston Hospitality Srl FALLITA...

Ecco, alla luce di questi scempi devo dire che l'idea di Monti è tutt'altro che campata in aria.
Del resto basta prendere ispirazione da altri paesi europei: Belgio, Olanda, Svezia, Finlandia...hanno organizzato gli ultimi megaeventi sportivi negli anni '20...al massimo negli anni '50...e la loro situazione economica tutto sommato non presenta particolari patemi (anche se 3 su 4 sono stati irretiti nella truffa dell'Euro).
Magari non è l'unico motivo, ma diciamo che ha contribuito ad evitare lo sbraco...

22 novembre 2011

Monty Jones e gli Zerbini Adoranti

Ho letto il minieditoriale "Barometro" che campeggia oggi sulla prima pagina di Metro e, come sovente mi accade con le esternazioni del direttore Michele Fusco, ho provato un forte fastidio.

Lo riporto per imperitura memoria:
La domenica equivoca e dissoluta del Professor Mario Monti - messa a mezzogiorno nella Chiesa di Santa Maria in Aquiro e successiva visita alle Scuderie del Quirinale insieme alla signora Elsa con tanto di regolare biglietto - non poteva che provocare la dura risposta dei mercati (-4,74 la Borsa di Milano!), ai quali evidentemente non fa differenza l'odore di incenso o di olgettina. Ma insomma, cosa bisogna fare per piacere agli altri?

L'articolo si presta a due considerazioni distinte.
La prima: welcome to reality!
Vi state finalmente rendendo conto che lo spread, il rating e compagnia cantante NON HANNO ALCUNA RELAZIONE CON IL PANORAMA POLITICO?
Sono parametri assolutamente farlocchi, che sono serviti esclusivamente da scusa all'UE per puntare il dito verso Berlusconi in modo da invitarne la sostituzione con un loro uomo di fiducia!

E qui mi aggancio alla seconda considerazione: mentre accadeva tutto ciò, voi GONZI applaudivate, facevate i caroselli in città, stappavate lo spumante, cantavate "Bella ciao"...
Sinceramente non capisco tutta questa smania di piacere, soprattutto quando l'oggetto di tanta attenzione sono le Banche, peraltro ESTERE...
Ci stiamo consegnando legati e imbavagliati alle Banche tedesche e francesi, che succhieranno tutto il succhiabile dal nostro Paese per farsi rimborsare il fantomatico debito (quando - come hanno fatto notare più volte persone più esperte di me dei meccanismi economici - la soluzione sarebbe stata la ristrutturazione del debito, con conseguente uscita dall'Euro e svalutazione della nuova moneta locale, gudagnando così subito un +9,6% del PIL e favorendo le esportazioni), e voi non vedete l'ora di presentarvi ai nuovi padroni con l'abito della festa, tutti belli sorridenti e impomatati.

Eh, ma questi sono più distinti del crasso sardanapalo che dimorava prima a Palazzo Chigi.
Questi non fanno fare brutta figura nei circoli "bene".
Questi non fanno i puttanieri.

No, questi fanno i MAGNACCIA, di classe ma MAGNACCIA.
E le puttane saremo noi. Senza neanche guadagnarci.

Vi conviene rispolverare i cartelli di un po' di tempo fa, dove dichiaravate "Io non sono un coglione" e metterli bene in vista.
Sì, perché uno che vi giudicasse dai vostri comportamenti potrebbe averne un'impressione diversa.

13 giugno 2011

Il grande quorum degli italiani

Pare quindi che il quorum sui quattro quesiti referendari riguardanti la privatizzazione dell'acqua, l'energia nucleare ed il legittimo impedimento sia stato raggiunto.
Di per sé (e lo dico soprattutto ai signori del PdL che vagheggiavano l'astensionismo selvaggio) è una buona notizia: è giusto e soprattutto sensato che gli abitanti di una nazione, qualora siano chiamati ad esprimersi su argomenti di pubblico interesse, diano il proprio riscontro nelle sedi appropriate.
Siano dichiarazioni di "Sì", "No" o "Non so cosa rispondere" non importa: è una buona cosa che un elettore si rechi alle urne quando gli viene chiesta una decisione in merito.

Il problema è piuttosto capire perché si sia deciso di far dirimere questioni di tale complessità economica e scientifica attraverso un voto popolare pensando che la gente abbia capito appieno le implicazioni del proprio voto.
Perché vorrei proprio capire: dov'era il meraviglioso e illuminato popolo italiano quando il referendum sul premio di maggioranza per i partiti non ha raggiunto il quorum?
Dov'era quando è stata votata la legge che aggira il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati?
E quando è stato fatto lo stesso con il finanziamento pubblico ai partiti?

Qualcuno all'epoca disse: "Mah, non capisco cosa sia questa roba su cui bisogna votare...non penso che andrò..."
Un bel chissenefrega, insomma.

E volete dirmi che una persona  che non riesce a capire le implicazioni dell'Abrogazione della possibilita' di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste, dell'Abrogazione della possibilita' di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste, e soprattutto dell'Abrogazione della possibilita' per uno stesso candidato di presentare la propria candidatura in piu' di una circoscrizione abbia invece chiarissime nella mente le conseguenze e le implicazioni dal punto di vista politico ed economico dell'Abrogazione della modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, dell'Abrogazione parziale della determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito, dell'Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare o dell'Abrogazione delle norme in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale?

Secondo me no.
Ma c'è una differenza tra i referendum del 2009 e quelli attuali: all'epoca nessuna forza politica ha azionato la grancassa mediatica per sottolineare l'importanza istituzionale dei quesiti e l'alto civismo che avrebbe dimostrato chi si fosse recato alle urne.

Perché? Ma perché i risultati di quel referendum sarebbero andati a toccare sul vivo gli interessi di tutto l'arco costituzionale TRASVERSALMENTE.
Qui invece c'era la possibilità di sfruttare fino all'osso il significato politico della consultazione, e così è stato fatto, soprattutto perché è stato ribadito in modo più o meno velato che un plebiscito di SI' avrebbe finalmente fatto capire all'Arcinemico di Arcore che il suo tempo è finito.
(NdBG: non funziona proprio così, ma non ditelo a Bersani)

Quindi la grancassa mediatica impostata sul tifo sfegatato, unita al sensazionalismo suscitato dalla catastrofe di Fukushima (e a parecchia disinformazione megafonata dall'una e dall'altra parte politica) hanno fatto sì che ci fosse il boom di affluenze.

E quasi sicuramente avrà vinto il sì, e quindi l'Italia (per LEGGE) dovrà rinunciare a sfruttare una potenziale fonte di energia (cosa che difficilmente potrà permettersi di fare), per dirne una.
Ma intanto, vuoi mettere la soddisfazione di averlo messo nel gnao al Berlusca?

14 aprile 2011

Cavolate di Bruxelles


Chi mi conosce sa che io sono profondamente antieuropeista: trovo assurdo dover per forza far parte di un gruppo che si prefigura come "esclusivo" avendo poca o nulla voce in capitolo.
Come evidenzia Uriel nel suo post, l'UE è di fatto una alleanza di nazioni, in cui però alcuni sono "più uguali degli altri" per dirla con Orwell, ossia si arrogano il diritto di fare e disfare le regole a proprio piacimento, indulgendo peraltro nel vezzo di puntare l'indice sdegnato verso i comportamenti altrui quando ci sono dei problemi contingenti da risolvere.

Per questo comprendo la reazione del ministro degli Interni Maroni, anche se è stata esternata sicuramente con intento provocatorio. E devo dire che questa mossa è decisamente riuscita, almeno in questa prima fase, perché ha cominciato a sgretolare la facciata (di bronzo) dei notabili mitteleuropei costringendoli a fare degli equilibrismi dialettici sull'interpretazione di norme peraltro abbastanza chiare quali gli accordi di Schengen.

Per lo stesso motivo mi trovo fortemente in disaccordo con i toni catastrofisti dell'editoriale di Maurizio Guandalini (economista del quale solitamente stimo e condivido le riflessioni) su Metro, e l'eco altrettanto scandalizzata che gli fa il direttore Michele Fusco nella replica alla lettera di un lettore.

Secondo il parere dell'editorialista, il fatto che l'Italia faccia parte dell'UE è la manna dal cielo, ad un'incollatura dal nirvana della beatitudine...l'unico modo in cui la nostra indegna, sempre indegna nazione, può sopravvivere nel consesso civile...
Dice Guandalini che "oggi se non fossimo in Europa andremmo tutti schisi schisi con cerotti per coprire le ferite delle tempeste finanziarie. Con il debito che ci ritroviamo gli speculatori ci avrebbero azzannati. Triturati. E ci sarebbe la disperazione sociale. Avrebbero scavato nei risparmi delle famiglie che è il solo caveau assicurativo di un futuro solido."
E risponde Fusco: "Basterebbero pochi mesi per indebolirci come Paese, frantumarci politicamente, farci sopraffare da economie emergenti, non avere il controllo esterno sui nostri conti di bilancio, in una parola andare a giocare in promozione."

Però, che punto di vista asettico e assolutamente non sensazionalistico! Se non avessi di fronte il titolo del giornale crederei di stare leggendo l'Incarto del Pesce!
E - soprattutto nelle parole del direttore - che fiducia smisurata sulla capacità degli italiani stessi: cioè, se non avessimo i grandi d'Europa che ci tengono manina e controllano che non facciamo i birichini con i soldini della paga, saremmo inesorabilmente, senza speranza e definitivamente sul lastrico.

C'è però da dire una cosa.
Provando a leggere al di là del velo di ineluttabilità, e sostituendo le diapositive di Shangri-La con quelle più realistiche di Parigi, Bruxelles, Berlino, etc...la relazione di Guandalini ha senso se la interpretiamo come una fotografia dell'istante attuale.
Dopo almeno 60 anni di bel governo e scelte ponderate ed oggettivamente oculate come solo sanno fare alcuni eletti del Belpaese (oltre a fare bene l'amore, fà ride e fare il caffé, naturalmente), è oggettivo che i conti nazionali siano un po' pericolanti.
Siamo con le pezze al culo ed effettivamente senza la rete di sicurezza europea saremmo messi decisamente male: però questo dev'essere uno sprone ad uscire da tale situazione, non un corroborante all'immagine suadente di Shangri-La!
L'adesione all'UE in queste condizioni deve rappresentare una soluzione di piccolo cabotaggio, una situazione temporanea mentre si lavora per risolvere il problema, non l'obiettivo finale, il risultato da raggiungere a tutti i costi, anche e soprattutto a scapito della dignità nazionale.

Io vorrei un governo che (invece di perdere tempo con il Lodo Alfano, il Processo Breve e altre minchiate simili, utili solo in chiave utilitaristica per spazzolare via le magagne dell'illustre PresDelCons) si sedesse attorno ad un tavolo con la situazione economica sott'occhio e dicesse: "Signori, così non possiamo andare avanti: siamo legati mani e piedi agli altri. Dobbiamo uscire da questo stallo!"
Perché in questo momento la nostra sovranità nazionale è solo sulla carta.
In campo economico Francia, Germania e anche UK e USA dettano legge e noi zitti perché siamo in debito.
In campo politico le prime due fanno e disfano le regole a proprio piacimento e noi zitti perché siamo in debito.

Adesso basta!
Io voglio un governo il cui obiettivo primario sia l'autonomia economica dell'Italia.
Dobbiamo essere in grado di produrre le risorse necessarie per il fabbisogno interno. Il commercio e gli scambi con l'estero sono naturalmente fondamentali e auspico ce ne siano sempre di più. Però devono rappresentare un surplus: dobbiamo arrivare ad una situazione in cui non faccia particolare differenza se ci siano o meno le relazioni economiche con le altre nazioni.

Ogni volta che formulo un pensiero analogo, i Giusti si stracciano le vesti (sghignazzandomi in faccia) sostenendo che è uno scenario utopistico e non ce la potremo fare mai.
Certo, non credo che sia un risultato raggiungibile subito, ci vorranno MOLTI anni.
Però dobbiamo cominciare a fare qualcosa in tal senso.
Saranno ovviamente necessarie misure drastiche ed impopolari.
Possiamo e dobbiamo individuare i rami secchi e tagliare senza pietà.
Idem dicasi dei soldi allocati senza senso (alcuni esempi? i soliti: ridurre ad un terzo il numero dei parlamentari...revocare una volta per tutte i benedetti statuti speciali di determinate regioni...e altri che ripeto costantemente fino a sembrare un disco rotto).

Io voglio votare un governo che abbia quella missione in testa.
Nell'attuale panorama politico non vedo alcun interesse a muoversi in tal senso (o forse no?)...finché sarà così, la mia scheda nell'urna sarà costantemente NULLA.

28 marzo 2011

Immigrazione: pregasi accendere il cervello

La situazione che si sta concretizzando a Lampedusa in seguito all'emigrazione di massa dalla Libia per la guerra civile è assolutamente seria e problematica.
Volenti o nolenti, i centri di accoglienza stanno per collassare e veramente non si sa dove ospitare i rifugiati.

Fortunatamente il geniale ministro Frattini ha estratto dal cilindro la formula magica per rimettere tutto a posto: elargire "fino a 2.000 o magari 2.500 dollari" (ipse dixit) a ciascun immigrato che accetti di tornare indietro.
Va a questo punto riconosciuto a Frattini di essere un uomo di intelligenza non comune (a voi decidere se per eccesso o per difetto): infatti questa semplice frase contiene non una, ma ben due castronerie gigantesche!

Innanzitutto: secondo lui una persona che è scappata da un posto dove c'è la guerra civile, fischiano i pallettoni e dal cielo piove anche roba più pesante (grazie anche e soprattutto all'INDEBITA ingerenza dei Cavalieri del G8), messa di fronte a "fino a 2.000 o magari 2.500 dollari" (ipse dixit), non vedrebbe l'ora di rituffarsi nell'inferno che si è lasciato alle spalle!
Ah beh, il ragionamento non fa una grinza: ne fa MOLTE DI PIU'...e continuerebbe a farle anche nel momento in cui tale cifra venisse moltiplicata per 10 o per 100...a meno di essere un mercenario, non c'è cifra al mondo che mi convincerebbe a tornare in un posto dove ogni secondo si rischia la vita e dove le condizioni erano pessime prima del conflitto, figurarsi dopo!

Ma anche supponendo che gli immigrati abbiano il cervello più fulminato di quello del ministro, costui mi userebbe la cortesia, di grazia, di spiegarmi DA DOVE intenderebbe attingere per trovare questi fantomatici "fino a 2.000 o magari 2.500 dollari" (ipse dixit) a cranio?
Voglio sperare che quando ha formulato tale proposito avesse in mente di autotassare se stesso e i suoi colleghi parlamentari, perché le uniche altre alternative che vedo sono 1) tagliare i fondi a qualche altra infrastruttura; 2) imporre una nuova tassa ad-hoc (perché non un'accisa sul carburante? tanto una più, una meno...)
Meno male che il suo collega Maroni (che ritenevo persona intelligente e sensata, ma evidentemente chi va con lo zoppo impara a zoppicare) sostiene che «il rimborso finale spetta alla Commissione Europea che dispone di un fondo ad hoc»...come no? Già mi vedo i papaveri di Strasburgo darsi di gomito e replicare "Sì, sì, certo...ma nel frattempo anticipate pure voi, vah, che poi vi rimborsiamo"...

Eppure una soluzione (anche se nel breve periodo) c'è: quella di riconoscere per tutti gli immigrati che arrivano lo status di rifugiato politico.
In questo modo, essi potranno legittimamente varcare i confini nazionali* e cercare una sistemazione anche negli stati adiacenti la penisola, come hanno già cercato di fare nei giorni scorsi quando la Francia, la magnanima Francia, la culla dell'Europa Unita, quella che sostiene che bisogna accogliere i rifugiati (vedasi alla voce "fare i ricchioni col culo degli altri"; altri-> vedasi "Italia"), ha pensato bene di opporre il veto e ricacciare indietro i nordafricani ("A noi l’Italia non interessa. Siamo di passaggio, vogliamo andare in Francia", ipsi dixerunt).

Siamo stati fagocitati dall'UE? E allora perché non cerchiamo di metterne in pratica le leggi una volta tanto per farci aiutare, tanto per cambiare?

* ok, con visto analogo a quello turistico e di durata pari a 90 gg...ma sapete in 90 gg quante cose cambiano...

24 marzo 2011

FUS la volta bbuona che finiscono ACCISI...

(La didascalia della foto, presa dal quotidiano Metro, recita: "Flash mob ieri degli studenti delle scuole di danza davanti a Montecitorio prima del reintegro del Fus"...oh, ce ne fosse uno sincronizzato con l'altro...forse dovrebbero applicarsi di più!)

Devo dire che giorno dopo giorno mi sento sempre meno rappresentato da questa accozzaglia che siede in Parlamento, e che sforna provvedimenti che definire sensati è un paradosso...

L'ultimo esempio è relativo al finanziamento del Fondo unico per lo spettacolo.
Le finalità del Fondo sono il "sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all'estero."

Tutto ciò è molto lodevole dal punto di vista culturale (lo sarebbe di più se quanto viene prodotto fosse veramente di qualità, ma questo è un altro discorso), e per tale motivo condivido in qualche misura che fosse necessario scongiurare i tagli che potevano pregiudicare il funzionamento di benemerite istituzioni dedite alla cultura delle arti nel nostro Paese.

Dico "in qualche misura" perché il discorso è analogo a quello che ho sempre sostenuto sul precariato degli insegnanti nella scuola: siamo SICURI che l'offerta non superi la domanda? Siamo SICURI che siano state individuate (e corrette) tutte le cause di spreco in tali settori?

Io lo spero, ma ho tanto paura che non sia così (sto toccando con mano lavorativamente che nei Ministeri italiani l'ottimizzazione dei costi e delle risorse - per non parlare della semplice comunicazione tra i vari Enti in modo che uno sappia cosa sta facendo l'altro - non è proprio una prassi seguita in modo assiduo)...

Ma pur supponendo un comportamento virtuoso da parte del Ministero (il quale nel frattempo deve aver avuto il suo bel overhead amministrativo con le dimissioni di Bondi...e queste cose non sono propriamente di ausilio nella gestione dell'operatività quotidiana!), non riesco comunque a capire perché tale finanziamento sia dovuto arrivare gravando ancora una volta sulle tasche dei contribuenti, istituendo l'ennesimo balzello!
Subdolo, peraltro, perché va ad installarsi su un bene di consumo di cui - volenti o nolenti - praticamente tutti dobbiamo acquistare notevoli quantità con cadenza pressappoco settimanale.

Così, invece di buttare a mare le attuali che sono prive di qualunque motivazione accettabile*, il governo ha colto l'occasione per aggiungere l'ennesima accisa sul carburante!
La scelta del momento storico ha poi le caratteristiche della genialità: proprio in un periodo in cui il prezzo della benzina sta salendo vertiginosamente (e anche lì le motivazioni sono sempre ben poco convincenti...se il prezzo del petrolio al barile sale, la benzina sale perché eh beh, è chiaro, bisogna far fronte all'aumento...se il prezzo del petrolio scende, la benzina NON scende perché eh beh, è chiaro, le compagnie di carburanti dovran ben ammortizzare la spesa che hanno fatto per le grandi quantità di benzina quando il prezzo del petrolio era alto...), la decisione di aumentarne ulteriormente la tariffa mi pare assolutamente azzeccata!

Magari l'obiettivo del governo (che non si è mai espresso in toni entusiastici verso queste attività artistiche, molto più in sintonia con l'ideologia del PD**) era proprio quello di far passare il provvedimento come una forzatura agli occhi dell'elettorato, ribaltando sui cittadini l'onere ("Eh, guardate questi qua che ci costringono a vessarvi per avere i soldi!").

Però, con la miopia tipica dei governanti italici il cui bilancio familiare non viene certo turbato da una fluttuazione di un paio di centesimi su un bene di consumo*** - soprattutto quando comparato all'entità della voce "entrate" della prima nota, non hanno pensato che così facendo si sarebbero dati la zappa sui piedi...

Eh sì, perché all'elettore potrebbe anche venire in mente che ci sarebbero state strade alternative per rimediare buona parte dei finanziamenti necessari...ad esempio, che so io, rivedendo lo status delle Regioni a Statuto Speciale tagliando in modo consistente le sovvenzioni che erano state originariamente concepite per aiutare questi territori in quanto "di frontiera" (ragionamento che al giorno d'oggi non ha ormai più alcuna validità, se mai ce l'ha avuta in passato)...oppure scremando il monte-emolumenti per quei simpatici personaggi che amo definire "policulici", data la propria abilità nell'accaparrarsi molteplici poltrone in posizioni altolocate e sempre molto troppo ben retribuite presso Enti ed utilities varie...oppure ad esempio ritirando le truppe che continuano a stazionare nelle varie INUTILI campagne di "esportazione democrazia" (Afghanistan, Iraq, Kosovo, a breve sicuramente la Libia...dal Libano siamo già andati via o no? mah?)...ci sono parecchie altre aree di intervento, se uno avesse la VOLONTA' di cambiare la situazione...

E lo stesso elettore potrebbe sempre dire agli attuali governanti: "E voi, con tutte queste possibilità per recuperare del denaro da destinare alla cultura, dovevate proprio venire a pescare ulteriormente nelle mie tasche? Ma non eravate voi a sostenere la necessità di ridurre le tasse perché inconcepibilmente alte? Allora a sto punto tanto valeva votare PD!"

O no?

* grazie a Leggo, recuperiamo la cronostoria delle accise che persistono sulla benzina:
  1935: 1,90 lire per la guerra di Abissinia (che si somma ad un'accisa base preesistente)
  1956: 14 lire per la crisi di Suez
  1963: 10 lire per il disastro del Vajont
  1966: 10 lire per l'alluvione di Firenze
  1968: 10 lire per il terremoto del Belice
  1976: 99 lire per il terremoto del Friuli
  1980: 75 lire per il terremoto dell'Irpinia
  1983: 205 lire per la missione in Libano
  1996: 22 lire per la missione in Bosnia
  2004: 31 lire (0,016 €) per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri
  2005: 96 lire (0,05 €) per l'acquisto di bus ecologici
  2011: 0,02 € per finanziare il Fus
  Totale: 573 lire (0,29 €: 0,564 € considerando anche quella di partenza)
  Mi pare che le motivazioni addotte parlino da sé...

** non dico "di sinistra" perché dire che il PD sia un partito di sinistra è come dire che il PdL è un partito di destra: una castroneria mostruosa...

*** soprattutto quando le spese per il bene di consumo in questione (con tutta l'auto blu intorno) sono a carico dello Stato = a carico del contribuente (che così si trova a pagare anche l'accisa per il parlamentare oltre che la propria)

23 marzo 2011

Una nuova occasione persa

E così, dopo vari tira e molla, dopo le pressioni degli 8 "grandi", i batti e ribatti con l'ONU...finalmente si è scatenata l'offensiva contro Gheddafi.
Ora tiene banco il ministro La Russa, che rivendica indignato un posto di rilievo per l'Italia nel comando delle operazioni, che (oggettivamente) partono da basi distribuite sul territorio italiano, e che diamine!

Operazioni, tengo a ricordare, che concretizzano una INGERENZA sulle questioni INTERNE di una nazione SOVRANA.
Quale sarà il tornaconto dei grandi Occidentali? Più probabile che si tratti di risorse (il deserto Libico è sicuramente ricco di oro nero e altri combustibili) come nel caso del Kuwait e dell'Iraq, che non di una posizione strategica come quella dell'Afghanistan...
Sicuramente alla palla dell'esportazione della democrazia ci credono solo quelli che lo devono fare per ipocrisia o per ordini superiori...altrimenti non si piega perché questi grandi benefattori dell'umanità non siano mai intervenuti nelle guerre civili che tuttora dilaniano i regimi dell'Africa centrale...

Una sola cosa è certa: la democrazia (fuor d'ipocrisia) non si può esportare...le popolazioni devono elaborarla in proprio attraverso i medesimi meccanismi che il mondo "civilizzato" ha messo in pratica nei secoli passati...

E che è ora di smetterla di voler dettare le regole a casa degli altri: a voi non darebbe fastidio?

14 febbraio 2011

Quando la matematica è un'opinione...


...manipolata, peraltro.

Non è che uno voglia difendere il Berlusca: il fatto è che il pressapochismo degli avversari è tale da far scaturire naturalmente un ragionamento "non allineato" in chiunque non sia condizionato dai paraocchi del becero odio "ad personam".

Ieri c'è stata la tanto pubblicizzata manifestazione per la dignità delle donne, che per tutti si traduceva "manifestazione contro Berlusconi".*
Sui vari giornali oggi si legge "Cortei in 230 città. Un milione in difesa delle donne."

Uhm...

Alle ultime politiche risultavano 47.126.326 i cittadini aventi diritto al voto per la Camera, 43.133.946 per il Senato.
Signori, correggetemi se sbaglio, ma temo che dobbiate fare un po' meglio di così: un milione di preferenze è decisamente MOOOOLTO meno del 50%+1 necessario per essere considerati "maggioranza".
Soprattutto se teniamo conto che il milione comprendeva anche i manifestanti ALL'ESTERO: di questi QUANTI hanno diritto al voto in Italia? (e anche su questa regola ci sarebbe di che discutere)

A sto punto viene da dire che la Gelmini ha ragione almeno a metà: magari le persone in piazza non erano TUTTE radical-chic, ma sicuramente erano POCHE.
Un uomo con la vuvuzela fa sicuramente più rumore di 20 uomini che parlano, ma questo non fa di lui la maggioranza.

*: Berlusconi il quale avrebbe comunque approfittato di "servigi" offerti spontaneamente dalle donzelle che gremivano le sue magioni...non capisco quindi cosa c'entri questa faccenda con la "dignità delle donne"...secondo me non solo il Cavaliere, ma anche queste donne che si sono offerte in cambio del classico calcio in culo in vari ambienti non sanno neanche dove stia di casa la dignità!

Postribolum italicum


Qualche giorno fa ho letto un post di Wolfstep incentrato sull'argomento più di attualità che esista: il "Ruby-gate", con tutto il contorno di rogne per il Cavaliere.

La legge italiana sancisce che lo sfruttamento della prostituzione sia reato, con l'aggravante della minore età delle coinvolte.
Il caso di Berlusconi è "borderline", perché lo sfruttamento si ha quando ti fai pagare una percentuale dalla prostituta. Accompagnarsi con una prostituta non e' reato se e' maggiorenne, ma lo è se la medesima è minorenne. (NdBG: grazie all'amico Dela per questa precisazione che mi era sfuggita)

Ad ogni modo, stante questa situazione, sempre secondo la legge italiana, è corretto che si intenda far luce sulla questione delle frequentazioni sessuali berlusconiane, ed eventualmente condannarlo.

Questo a prescindere dall'intento persecutorio o meno della magistratura (che comunque E' politicizzata. punto.)

Quello su cui ci sarebbe da discutere è piuttosto che la legge italiana in materia di prostituzione sia raffazzonata, e che questo rientri nel novero del "fare le cose all'italiana", ossia in modo ingarbugliato cercando di non scontentare Tizio, Caio e Sempronio (laddove siano "notabili") e tenendo sempre presente un certo moralismo (diverso da "moralità") ipocrita di facciata in modo da autoassegnarsi una patente di integrità (e anche perché fa sempre comodo essere pappa e ciccia col Vaticano)...

My two cents: ripeto quanto già detto in tempi non sospetti.
Non capisco perché debba essere perseguibile una persona MAGGIORENNE che decide IN TUTTA AUTONOMIA E SENZA PRESSIONI ESTERNE di dare via le proprie parti intime a pagamento...è immorale? Mah, anche questo è opinabile...è un'attività che non fa del male a nessuno!

Partendo da tale presupposto, capisco ancora meno come possa essere perseguibile UN SUO CLIENTE!
Solo in caso di coercizione i BASTARDI SFRUTTATORI FIGLI DI P... devono essere puniti con il massimo della severità.

E naturalmente in questo caso occorre fornire agli inquirenti tutti gli strumenti atti a stroncare questi traffici ignobili.
Non mi pare un concetto difficile da assimilare!

21 gennaio 2011

L'apoteosi della faccia tosta












Per il lettore che non si ferma al messaggio evidente delle notizie, ma ne traguarda i retroscena, il "sexygate" scatenato attorno al premier ha almeno un risvolto positivo.

Nella fattispecie, raggiunge l'obiettivo di smascherare l'evidente ipocrisia e la faccia tosta di alcuni soggetti.

Mi riferisco alle più recenti esternazioni della santa sede ("s" RIGOROSAMENTE MINUSCOLE, NdR).
I suoi portavoce si proclamano "turbati come Napolitano" (ah beh, allora...) e "in ansia per la stabilità", oltre a condannare duramente la vicenda e ad esigere "più moralità".

Chiariamo: è indubbio che il comportamento attribuito al Cavaliere (laddove sia dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio, sulla qual cosa sussitono delle perplessità) non si addice nella maniera più assoluta ad una persona che rappresenti una Nazione, e che a prescindere dalla veridicità delle accuse ci si aspetterebbe un atteggiamento differente ed anche un dignitoso passo indietro dalla scena politica, almeno finché non sia stata fatta chiarezza.

Quello che mi interessa sottolineare in questo frangente è il fatto che il Vaticano ancora una volta ha parlato a sproposito quando invece sarebbe stato opportuno tacesse.
Innanzitutto, di quale "stabilità" si dichiarano preoccupati? Non mi risulta che le vicende di Berlusconi influiscano sulla stabilità di governo della Città del Vaticano: se si riferiscono all'Italia, mi sembra un'ingerenza nelle vicende politiche di uno Stato Sovrano differente da quello che rappresentano.
Questo non vuol dire che essi non debbano essere liberi di esprimere il proprio pensiero a riguardo, ma non ritengo che quest'ultimo debba avere per lo Stato italiano maggior rilevanza delle chiacchiere da bar.

Dove veramente si entra nell'ambito dell'ipocrisia più sfacciata è quando i suddetti signori danno voce al proprio presunto "bisogno di moralità".
Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso nonché uno dei più autorevoli esponenti del Consiglio permanente della Cei,  afferma in merito alle feste ad Arcore: “Sono spettacoli indecorosi, un crimine verso i giovani”.
L'affermazione in sé è completamente condivisibile e ci sarebbe poco da obiettare...quello che mi dà fastidio è il pulpito da cui viene la predica (in questo caso la metafora calza a pennello): come la mettiamo con i numerosi casi di pedofilia perpetrati da vari sacerdoti, che il Vaticano ha costantemente insabbiato ed impedito di perseguire legalmente (sottraendo i colpevoli alla giustizia ordinaria trasferendoli e opponendo tutta una sequela di giustificazioni più o meno sostenibili) fino a quando non sono diventati troppo evidenti?
Quelle vicende quale spettacolo hanno offerto ai giovani? Uno spettacolo cui sono stati fatti partecipare controvoglia, peraltro. E mi pare che il problema sia ben lungi dal dirsi risolto, tra le altre cose.

Un mio amico mi ha fatto notare che quando si punta un dito per accusare un'altra persona, la stessa mano ne punta tre contro noi stessi: il significato è che prima di stracciarsi le vesti presumendosi gigli immacolati, occorrerebbe fare un minimo di autocritica.

E magari valutare se non sia il caso di tacere.
Sempre che la ragion politica non sia più forte della dignità.
(Quest'ultima frase vale anche per il personaggio al centro della vicenda scatenante, oltre che per
quelli che fino a ieri sputavano sui preti pedofili, salvo usarli oggi come arma contundente per puntare il dito contro la moralità dell'Arcinemico...)

28 ottobre 2010

I soliti due pesi e due misure

Personalmente non nutro alcuna stima nei confronti di Daniele Capezzone: lo detestavo quando era nei Radicali, mi urta adesso nel PdL.
La sua espressione costantemente grave, seriosa e convinta sono sicuramente costruite a tavolino, e tradiscono una buona dose di ipocrisia di fondo, peraltro confermata dal suo passaggio da un estremo all'altro dell'arco costituzionale.
Almeno, questo è il mio parere sull'individuo.

Ciononostante ritengo che la sua aggressione avvenuta l'alta sera sia un evento assolutamente deprecabile e condannabile: qualunque sia il contesto, dare voce al proprio malcontento è assolutamente lecito, l'esercizio della violenza per esprimere le proprie posizioni no.
Chi si è reso protagonista di tale gesto (alla stregua di chi aggredì Berlusconi col treppiede o con il modellino del Duomo) è passato dalla parte del torto e per quanto mi riguarda non è assolutamente dissimile dagli ultras che ogni settimana infestano gli stadi di calcio.

D'altronde è da parecchio che sostengo che ormai il livello del confronto politico in Italia sia assolutamente conformato al tifo sportivo: barriere di sordi contro sordi che non sono disposti a dare ascolto alle parole dell'avversario a prescindere dal contenuto.

E questa impressione è confermata da uno scambio di opinioni cui ho partecipato ieri su Facebook.
La stragrande maggioranza dei commenti (ok, tutti tranne i miei, via) erano a sostegno e plauso dell'agressore. Alcuni addirittura si rammaricavano di non essere stati LORO a mettere le mani addosso a Capezzone.
Persone che sono le prime a gridare indignati contro i poliziotti che sono stati mandati a sedare (con metodi comunque discutibili) i disordini a Cagliari e Terzigno (per non parlare dell'ormai infame G8 di Genova), accettano e giustificano di buon grado l'accaduto, esprimendosi così:
"A forza di chinare la testa ci riduciamo a strisciare e poi uno non ce la fa più, si alza e fa un casino che non finisce più. Quell'uno viene pure visto come un pazzo da condannare. Forse quell'uno ha una dignità, un bisogno di rispetto (diritto di ogni essere umano) ignorato dai padroni. In una società civile, nessuno si sognerebbe di agire in questa maniera verso uno che fa bene il suo lavoro di Governare la sacra patria, verso uno che rispetta il cittadino che è il proprio datore di lavoro. E poi se parliamo di violenza allora che diciamo di quei poliziotti che sono stati mandati a spaccare teste a Cagliari. Ripeto: sono stati mandati, da chi? Da chi non si sporca le mani ma fa molta più violenza di uno che si toglie uno sfizio per strada. E ribadisco, lo invidio perchè un Capezzone venderebbe sua madre per un pugno di voti, e nei fatti, quindi, è stato un incontro regolare tra 2 squilibrati, se proprio vogliamo metterla così. Sulla liceità non mi esprimo perchè è un concetto anacronistico."

Non penso che siano necessari ulteriori commenti.

30 settembre 2010

Beato quel popolo (viola?) che non ha bisogno di eroi


Una volta i Giusti del confronto politico in Italia (sapete, quelli che leggono Repubblica...che votano PD...che si esaltano per i cori allo stadio contro Berlusconi) guardavano a Enrico Mentana come ad uno dei lacché del Cavaliere, addomesticatore della libera informazione....e consideravano Gianfranco Fini un fascistoide squadrista, agitando addirittura lo spauracchio di un nuovo Ventennio quando Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno vinto le elezioni...

Ora invece è bastato che i signori precedentemente citati abbiano preso le distanze dall'Arcinemico dell'Umanità per guadaganarsi il rispetto e il plauso da chi un istante prima li ricopriva di improperi.

Io ho il massimo rispetto per le scelte di Mentana e Fini.
Ne ho molto meno per l'ondivaga massa osannante dei Giusti, che evidentemente non riescono a ragionare a mente fredda senza essere abbagliati dal furore antiberlusconiano.