23 ottobre 2012
Stay choosy, stay hungry (and unemployed)
Sapete benissimo che non nutro grande stima per Ms. Crocodile Fornero (per non dire che non ne ho affatto).
Tuttavia, ha ragione da vendere quando invita i giovani a non essere troppo schizzinosi nella scelta del lavoro, in particolare del primo.
Quelli che il ministro espone sono ragionamenti essenzialmente lineari e logici: quando in giro non si trova lavoro, la scelta è tra ingoiare un rospo e non portare a casa i soldi. Non so voi, ma io preferisco la prima ipotesi.
Nessuno sta dicendo (neanche la Fornero, badate bene) che i giovani non abbiano diritto di cercare il lavoro per cui hanno studiato e che li appassioni completamente. Ci mancherebbe altro.
Il discorso vale a prescindere dalla congiuntura economica, ma a maggior ragione con i chiari di luna attuali non ci si può (e non ci si DEVE) permettere di stare lì ad aspettare che la manna scenda dal cielo: nel frattempo è necessario farsi furbi e cominciare a mettere grano in cascina prima di esaurire i soldi.
Beh, certo che se un soggetto non riesce a concludere il proprio ciclo nel mondo dell'istruzione prima dei 30 anni (magari perché c'è il calcetto...c'è la movida...ci sono le feste della facoltà...ci sono le vacanze a Ibbizza...io sono ggggiovane, mi DEVO divertire...tanto c'è papà che paga sta cavolo di uni che è pure duppalle perché tocca studiare...) il tempo comincia a scarseggiare e diventa impellente la necessità di bruciare le tappe.
Un discorso che il ministro non ha toccato ma che giocoforza è fondamentale, contempla anche l'oculatezza nella scelta del percorso formativo. Volenti o nolenti, il mercato del lavoro (come qualunque genere di mercato) è regolato da meccanismi di domanda e offerta.
La logica vuole che sia più fruttuoso intraprendere un corso di studi che porti (per quanto l'università italiana NON SIA IN GRADO di preparare gli studenti al mondo del lavoro) ad una specializzazione di cui c'è carenza nel mondo dell'impiego.
Beh, certo che se un soggetto decide di iscriversi a Lettere Antiche o Filosofia (magari perché gli ingegneri sono nerd...non voglio mica fare il ragioniere come quelli di Economia...eh ma io sono creativo nella pittura o nella poesia...e che palle tutte quelle formule, non c'ho testa...ma io sento che la mia vocazione è quella di insegnare...e poi, diciamocelo, a Ingegneria non c'è la figa che trovi a Scienze Politiche...) dovrebbe essere anche disposto ad assumersi il rischio di rimanere a piedi una volta ottenuto il famigerato pezzo di carta.
Amareggia (ma non stupisce) constatare invece che determinate forze politiche abbiano contestato le affermazioni della Fornero, non riuscendo a guardare oltre la propria pervicacia e i propri preconcetti, sempre ad aspettare che ci sia uno Stato-Papà che debba provvedere ad imboccare i figliuoli anche quando questi dovrebbero già aver raggiunto l'età matura (ad esempio Adriana Poli Bortone che stigmatizza come i giovani siano «delusi dalle mancate risposte che noi politici e il governo non abbiamo saputo dare»...spiegatemi che c@§§o c'entra...).
Nichi Vendola poi ha parlato di “tecnica dell’arroganza” adottata dal ministro: a me sembra ben più arrogante chi pretende di avere la pappa pronta sempre, in particolare attendendosi che il Governo crei posti di lavoro dal nulla anche quando NON CE N'E' RICHIESTA SUL MERCATO (le migliaia di candidati per pochi posti di insegnante sono un lampante esempio).
La butto lì: estremizzando, potrebbe invece essere un utile strumento di governance e di responsabilizzazione della popolazione l'istituzione di una misura ufficiale della domanda di un certo tipo di figura professionale, in correlazione ai percorsi formativi scolastici disponibili (naturalmente con orizzonte comparabile alla durata sensata di un corso di studi): nel caso in cui uno studente decidesse di imbarcarsi in un percorso che forma competenze professionali non adeguate allo scenario lavorativo del periodo (es. quinquennale), e che quindi ricada nelle basse posizioni della lista, si potrebbe pensare di esonerarlo da alcune prerogative tipo il diritto di voto fino a quando non abbia trovato un impiego (o comunque in relazione al numero e alla distribuzione spettrale di colloqui intrapresi).
Troppo duro? Eh ma signori, non si può neanche stare ad aspettare indefinitamente la grazia divina rinchiusi nella torre d'avorio della propria formazione accademica.
Sempre secondo Vendola, la Fornero sarebbe rea di “aver detto ai giovani arrangiatevi’”: caro il mio Nichi, non siamo nel mondo dei Puffi né nell'idilliaco universo di Star Trek dove uno può sbarcare il lunario facendo il poeta...nel mondo reale CI SI DEVE arrangiare!
Capisco che i politici abbiano della difficoltà ad afferrare il concetto tanto quanto un essere umano ha difficoltà ad immaginare un universo in quattro dimensioni...ma comunque stiamo parlando di GIOVANI, non di LATTANTI...e sarebbe ora che scendessero dalle nuvole e si dessero una svegliata!
17 luglio 2012
Ma chi fa la review della spending review?
Leggendo gli ultimi proclami del (coacervo di farabutti che per comodità e brevità chiameremo) Governo, c'è di che rimanere veramente di stucco.
Si profila innanzitutto un taglio quasi totale dei finanziamenti alle Regioni per il trasporto pubblico.
Poi, come se non bastasse, altra mazzata pesante ai fondi per la sanità...
A questi provvedimenti che lasciano decisamente perplessi, si aggiunge in data odierna una sparata degna dei film di Mel Brooks: un accorpamento delle festività e un taglio generalizzato al monte ferie per aumentare il Pil...
Quest'ultima trovata in particolare mostra decisamente la corda e si palesa per quello che è veramente: il raschiamento del barile.
A prima vista parrebbe che gli espertoni finanziari non abbiano la più pallida idea di dove risiedano effettivamente gli sprechi in Italia, e che quindi abbiano deciso di attaccare il bersaglio grosso per portare a casa un maggior risultato nel minor tempo possibile.
In verità la spiegazione potrebbe essere un'altra.
C'è sicuramente un'ottima probabilità che Monti e i suoi sgherri siano più cialtroni di quel che ci viene raccontato, per carità...però secondo me sono soprattutto in malafede.
Ossia: a loro non frega NIENTE dei cittadini italiani.
Il mestiere di un buon governo dovrebbe essere quello di assicurare ai propri cittadini i servizi fondamentali per agevolarne la vita e fare in modo che essi possano contribuire maggiormente allo sviluppo del paese.
Invece costoro pensano che rendendo più difficile lo spostamento dei pendolari, abbassando il livello delle prestazioni sanitarie e riducendo le giornate libere dei lavoratori, magicamente questi ultimi diventeranno più motivati e produttivi...mah, io ho i miei dubbi.
In verità i suddetti signori sono comodi.
Sì, perché è facile tagliare i supporti alla cittadinanza: più difficile andare a toccare i privilegi della classe "dirigente" (seh) e la rete dei favoritismi/nepotismi/clientelismi ormai radicata da decenni nel nostro Paese.
Certo, perché tanto i cittadini possono parlare, sbraitare, dimostrare, ma tanto non cambierà nulla. Non sono i cittadini che hanno il potere di decidere.
Come dite? Eh, ma i cittadini possono esercitare il diritto di voto.
Sì, certo.
Poi però le liste sono chiuse e - grazie alla legge "Porcellum" - sono i partiti a decidere chi va in Parlamento.
E inoltre per le elezioni amministrative e politiche non c'è il quorum: vince chi ha la maggioranza (calcolata secondo le regole astruse in vigore) anche se si trattasse di esaminare 1000 voti.
E allora mi dite: basta votare il Movimento 5 Stelle.
Sì, certo.
Magari vediamo prima come va a finire la gestione della Giunta Comunale di Parma...
Poi vediamo magari quanto resisteranno a Palazzo Madama e a Montecitorio prima di indulgere nei medesimi frizzi e lazzi dei loro predecessori...
Perché il malcontento del popolino va e viene: ci sono le Olimpiadi, il Campionato, i Mondiali...e chi ci pensa più a quegli stronzi di politici?
I politici sono l'unica certezza fissa ed immutabile di casa nostra.
Altrimenti non mi spiego come mai Monti & C. abbiano deciso di tagliare sanità e trasporti mentre vedo ancora almeno 630 PARLAMENTARI DI TROPPO (per non parlare di segretari, assistenti, lacché, portaborse, autisti e valletti vari)...
Non sono un entusiasta degli Stati Uniti, ma almeno devo dire che le proporzioni del sistema politico in questo caso sono esemplari.
A fronte di un'estensione territoriale pari a 30 volte quella italiana, e ad una popolazione almeno quintupla, hanno UN TERZO dei senatori e DUE TERZI dei deputati...magari fatevi una review su questo dato di fatto!
03 maggio 2012
The waste to end all wastes
Sono così depresso dalle finalità e dalle metodologie dell'attuale CDA d'Italia (non si può chiamare "governo") che finora ho limitato i post, perché ritengo che le loro azioni si commentino da sé (tanto che sembra che anche alcuni irriducibili farlocchi stiano cominciando ad aprire gli occhi).
Tuttavia l'episodio in questione è talmente grottesco e macroscopico che è impossibile derubricarlo.
E quindi il Tecnovampiro Monty ha deciso di tagliare gli sprechi dell'amministrazione pubblica. Bene. Bravo. Bis.
"Spending review" la chiama. Bene. Bravo. Bis.
E come ha deciso di agire il premier? Isituendo una commissione di ministri per valutare gli sprechi, e ingaggiando il manager Enrico Bondi (risanatore di Montedison e Parmalat) quale Commissario straordinario «per la razionalizzazione della spesa per acquisti di beni e servizi, con il compito di definire il livello di spesa per voci di costo». Male. Cialtrone. Stop.
Dico: era proprio necessario ingaggiare un ulteriore esterno e pagarlo quindi con i soldi dello Stato? Non c'erano già sufficienti "tecnici" all'interno di esecutivo e rispettivo entourage?
Ma se già la forma è discutibile, il contenuto è scandaloso.
Pare infatti che "saranno esclusi dai tagli Quirinale, Consulta e Parlamento. Si tratta di organi che hanno un'autonomia, che si estende anche agli aspetti economici, riconosciuta a livello costituzionale". Ah beh, ma allora che parliamo a fare?
La prima cosa da fare sarebbe tagliare il numero dei parlamentari da 945 a 315, con il conseguente esercito di portaborse, collaboratori, lacché, autisti, e via dicendo (ragionando pesantemente sui loro emolumenti e indennità)...quindi cominciamo subito ciurlando nel manico.
(Il fatto che l'autonomia economica sia riconosciuta a livello costituzionale, poi, non fa che rafforzare la mia ipotesi sull'obsolescenza ed inadeguatezza di quel pezzo di carta che tutti venerano come sacro ed immutabile - salvo inserire in fretta e furia norme come l'obbligatorietà del pareggio di bilancio che in generale sarebbe una buona norma, ma in questo momento storico rischia di affondare ulteriormente le risorse economiche della popolazione italiana).
Ma andiamo avanti. Si parla di "ridimensionamento delle strutture dirigenziali esistenti", e questo ci sta.
Non capisco però cosa si intenda con "riduzione delle società pubbliche": si tratta della riduzione delle spese per le locazioni, oppure si intende chiudere aziende a partecipazione pubblica, lasciando a casa dei lavoratori? Quest'ultima ipotesi, nel momento storico attuale, mi sembrerebbe una scelta molto preoccupante: non è proprio il caso di creare ulteriore disoccupazione.
Ancor più preoccupante è l'ambito di intervento previsto: sanità e scuola...ossia due delle realtà più disastrate del nostro Paese.
Piuttosto sconcertante è l'approccio riguardante la salute. Come riporta La Stampa:
Il ragionamento è più o meno questo. Oggi un italiano su due è esente dai ticket. In media spendiamo 60 euro l’anno di ticket ma per chi «consuma» realmente sanità l’esborso sale a oltre 500 euro. Aumentare i ticket in queste condizioni significherebbe chiedere a parte dei cittadini mille e più euro l’anno. Troppo. Ecco allora le franchigie commisurate al reddito Isee, magari corretto in funzione dello stato di salute dell’assistito. Una specie di «sanitometro» insomma.
L'ipotesi dei tecnici è di fissare la franchigia al 3 per mille di questo reddito. Così, spiegano, un pensionato con soli 10 mila euro pagherebbe i primi 30 euro di spesa, un lavoratore con 40 mila euro pagherebbe una franchigia di 120 euro, che salirebbe a 300 per un professionista con 100 mila euro di reddito.
Si riassume con un'unica parola: "BESTIALITA'" (ce ne sarebbero altre ben più volgari).
In primo luogo perché, come al solito, si agisce sulla conseguenza invece che sulla causa.
Trovo profondamente ingiusto togliere l'esenzione a chi già si deve sottoporre costantemente a pletore di esami e trattamenti per patologie gravi.
E nutro parecchie perplessità su come potrà essere applicato il "sanitometro", soprattutto in virtù della proporzionalità al reddito.
Ritengo che sarebbe molto più incisivo scovare chi gode di esenzioni, invalidità, annessi e connessi SENZA AVERNE DIRITTO, andare a pizzicare in modo sistematico quei medici compiacenti che rilasciano tali agevolazioni, o che (come anche recentemente svelato da alcuni servizi di Striscia la Notizia) erogano prestazioni in regime privato negli orari in cui dovrebbero prestare la propria opera presso il Servizio Sanitario Nazionale.
Ma ormai non mi stupisce più nulla.
Neanche il fatto che i benpensanti che ad ogni parola di Berlusconi erano pronti a scendere in piazza o a stracciarsi le vesti in diretta tv adesso se ne rimangano muti e imperterriti davanti a queste iniziative che sono molto più pericolose per gli italiani rispetto al "bunga bunga" dell'ex-premier.
15 febbraio 2012
Games over
Per una volta (non credo diventerà un'abitudine) sono decisamente d'accordo con Mario Monti quando dice che sia opportuno lasciar perdere la candidatura di Roma alle Olimpiadi.
Certo, in un primo momento mi son lasciato prendere anch'io dal patrio orgoglio, e ho sentito un moto d'indignazione: "Ma come osa costui dire che non siamo adeguati a ospitare un evento del genere? Mettere in discussione il nostro prestigio internazionale? Ipotizzare che non saremo mai capaci di affrancarci dal malcostume degli sprechi, delle costruzioni raffazzonate, della malafede?"
Poi mi sono reso conto che la mia posizione era in tutto e per tutto simile a quella di coloro che hanno le pezze al culo però devono sfoggiare l'auto nuova ogni tot mesi, oppure organizzare megaricevimenti per battesimi e prime comunioni firmando quintali di cambiali.
Per cosa? Per dimostrare agli altri di non essere da meno (e anzi, magari di essere superiori, che non guasta mai...)
E alla fine mi sono detto: non è un ragionamento lucido, non devo andare in bolletta io per dimostrare qualcosa agli altri! Chissenefrega di quel che pensano gli altri.
Del resto Monti in questo caso ha utilizzato un metodo analitico e, una volta tanto, mira ad agire sulla causa invece che aspettare e gestire gli effetti.
Cifre alla mano, ha constatato che il divario tra preventivo e consuntivo per la realizzazione di queste kermesse è tale (almeno nei casi recenti) e talmente imprevedibile da costituire un serio rischio per la stabilità dell'economia innanzitutto locale e in secondo luogo di tutta la nazione.
I dati parlano chiaro: Londra sta affrontando un totale di spese superiori del 30% rispetto al preventivato, la Grecia (piove sul bagnato) si è ritrovata un +6% sul debito pubblico derivante dai Giochi del 2004...
Tanto per rimanere a casa nostra, Torino è in perdita di milioni di Euro per l'evento del 2006 (25 milioni di passivo solo per l'esecrando Toroc dell'altrettanto esecrando Castellani).
Qualcuno obietterà: "Eh, ma le manifestazioni di questo genere forniscono l'occasione per realizzare infrastrutture che costituiscono un valore aggiunto per la comunità, per non parlare dei valori dello sport bla bla bla bla bla..."
Ah sì?
Infrastrutture tipo la Metropolitana di Torino? Sicuramente utile (ne sono un assiduo utilizzatore e sono ben contento che ci sia), ma sarebbe stata da realizzare PRIMA, senza la FRETTA determinata dalla data dell'evento, e di conseguenza con maggior attenzione ai MATERIALI e alle TECNICHE REALIZZATIVE (dopo soli 6 anni emergono tutte le magagne: scale mobili perennemente ferme - e ora scoprono che tutto il lotto era difettoso...bravi! - coibentazione difettosa delle tubature con conseguenti allagamenti dovuti al gelo/disgelo, tabelloni informativi e multimediali costantemente in tilt...)!
Infrastrutture tipo la pista di bob di Cesana? Costruita per ospitare le gare di bob, skeleton e slittino, costata più di 60 milioni di Euro, prenotata da varie nazionali per gli allenamenti ma mai sfruttata per cause tecniche (tre compressori su quattro rotti, e quello rimasto in funzione si è rivelato insufficiente per ghiacciare tutta la pista), e definitivamente chiusa l'anno scorso.
Infrastrutture tipo il Resort di Pragelato? Una cattedrale nel deserto da 120 posti, chiusa sia in inverno che in estate, e gestita dal 2006 a fine 2009 dalla Heuston Hospitality Srl FALLITA...
Ecco, alla luce di questi scempi devo dire che l'idea di Monti è tutt'altro che campata in aria.
Del resto basta prendere ispirazione da altri paesi europei: Belgio, Olanda, Svezia, Finlandia...hanno organizzato gli ultimi megaeventi sportivi negli anni '20...al massimo negli anni '50...e la loro situazione economica tutto sommato non presenta particolari patemi (anche se 3 su 4 sono stati irretiti nella truffa dell'Euro).
Magari non è l'unico motivo, ma diciamo che ha contribuito ad evitare lo sbraco...
22 novembre 2011
Monty Jones e gli Zerbini Adoranti
Ho letto il minieditoriale "Barometro" che campeggia oggi sulla prima pagina di Metro e, come sovente mi accade con le esternazioni del direttore Michele Fusco, ho provato un forte fastidio.
Lo riporto per imperitura memoria:
La domenica equivoca e dissoluta del Professor Mario Monti - messa a mezzogiorno nella Chiesa di Santa Maria in Aquiro e successiva visita alle Scuderie del Quirinale insieme alla signora Elsa con tanto di regolare biglietto - non poteva che provocare la dura risposta dei mercati (-4,74 la Borsa di Milano!), ai quali evidentemente non fa differenza l'odore di incenso o di olgettina. Ma insomma, cosa bisogna fare per piacere agli altri?
L'articolo si presta a due considerazioni distinte.
La prima: welcome to reality!
Vi state finalmente rendendo conto che lo spread, il rating e compagnia cantante NON HANNO ALCUNA RELAZIONE CON IL PANORAMA POLITICO?
Sono parametri assolutamente farlocchi, che sono serviti esclusivamente da scusa all'UE per puntare il dito verso Berlusconi in modo da invitarne la sostituzione con un loro uomo di fiducia!
E qui mi aggancio alla seconda considerazione: mentre accadeva tutto ciò, voi GONZI applaudivate, facevate i caroselli in città, stappavate lo spumante, cantavate "Bella ciao"...
Sinceramente non capisco tutta questa smania di piacere, soprattutto quando l'oggetto di tanta attenzione sono le Banche, peraltro ESTERE...
Ci stiamo consegnando legati e imbavagliati alle Banche tedesche e francesi, che succhieranno tutto il succhiabile dal nostro Paese per farsi rimborsare il fantomatico debito (quando - come hanno fatto notare più volte persone più esperte di me dei meccanismi economici - la soluzione sarebbe stata la ristrutturazione del debito, con conseguente uscita dall'Euro e svalutazione della nuova moneta locale, gudagnando così subito un +9,6% del PIL e favorendo le esportazioni), e voi non vedete l'ora di presentarvi ai nuovi padroni con l'abito della festa, tutti belli sorridenti e impomatati.
Eh, ma questi sono più distinti del crasso sardanapalo che dimorava prima a Palazzo Chigi.
Questi non fanno fare brutta figura nei circoli "bene".
Questi non fanno i puttanieri.
No, questi fanno i MAGNACCIA, di classe ma MAGNACCIA.
E le puttane saremo noi. Senza neanche guadagnarci.
Vi conviene rispolverare i cartelli di un po' di tempo fa, dove dichiaravate "Io non sono un coglione" e metterli bene in vista.
Sì, perché uno che vi giudicasse dai vostri comportamenti potrebbe averne un'impressione diversa.
Lo riporto per imperitura memoria:
La domenica equivoca e dissoluta del Professor Mario Monti - messa a mezzogiorno nella Chiesa di Santa Maria in Aquiro e successiva visita alle Scuderie del Quirinale insieme alla signora Elsa con tanto di regolare biglietto - non poteva che provocare la dura risposta dei mercati (-4,74 la Borsa di Milano!), ai quali evidentemente non fa differenza l'odore di incenso o di olgettina. Ma insomma, cosa bisogna fare per piacere agli altri?
L'articolo si presta a due considerazioni distinte.
La prima: welcome to reality!
Vi state finalmente rendendo conto che lo spread, il rating e compagnia cantante NON HANNO ALCUNA RELAZIONE CON IL PANORAMA POLITICO?
Sono parametri assolutamente farlocchi, che sono serviti esclusivamente da scusa all'UE per puntare il dito verso Berlusconi in modo da invitarne la sostituzione con un loro uomo di fiducia!
E qui mi aggancio alla seconda considerazione: mentre accadeva tutto ciò, voi GONZI applaudivate, facevate i caroselli in città, stappavate lo spumante, cantavate "Bella ciao"...
Sinceramente non capisco tutta questa smania di piacere, soprattutto quando l'oggetto di tanta attenzione sono le Banche, peraltro ESTERE...
Ci stiamo consegnando legati e imbavagliati alle Banche tedesche e francesi, che succhieranno tutto il succhiabile dal nostro Paese per farsi rimborsare il fantomatico debito (quando - come hanno fatto notare più volte persone più esperte di me dei meccanismi economici - la soluzione sarebbe stata la ristrutturazione del debito, con conseguente uscita dall'Euro e svalutazione della nuova moneta locale, gudagnando così subito un +9,6% del PIL e favorendo le esportazioni), e voi non vedete l'ora di presentarvi ai nuovi padroni con l'abito della festa, tutti belli sorridenti e impomatati.
Eh, ma questi sono più distinti del crasso sardanapalo che dimorava prima a Palazzo Chigi.
Questi non fanno fare brutta figura nei circoli "bene".
Questi non fanno i puttanieri.
No, questi fanno i MAGNACCIA, di classe ma MAGNACCIA.
E le puttane saremo noi. Senza neanche guadagnarci.
Vi conviene rispolverare i cartelli di un po' di tempo fa, dove dichiaravate "Io non sono un coglione" e metterli bene in vista.
Sì, perché uno che vi giudicasse dai vostri comportamenti potrebbe averne un'impressione diversa.
13 giugno 2011
Il grande quorum degli italiani
Pare quindi che il quorum sui quattro quesiti referendari riguardanti la privatizzazione dell'acqua, l'energia nucleare ed il legittimo impedimento sia stato raggiunto.
Di per sé (e lo dico soprattutto ai signori del PdL che vagheggiavano l'astensionismo selvaggio) è una buona notizia: è giusto e soprattutto sensato che gli abitanti di una nazione, qualora siano chiamati ad esprimersi su argomenti di pubblico interesse, diano il proprio riscontro nelle sedi appropriate.
Siano dichiarazioni di "Sì", "No" o "Non so cosa rispondere" non importa: è una buona cosa che un elettore si rechi alle urne quando gli viene chiesta una decisione in merito.
Il problema è piuttosto capire perché si sia deciso di far dirimere questioni di tale complessità economica e scientifica attraverso un voto popolare pensando che la gente abbia capito appieno le implicazioni del proprio voto.
Perché vorrei proprio capire: dov'era il meraviglioso e illuminato popolo italiano quando il referendum sul premio di maggioranza per i partiti non ha raggiunto il quorum?
Dov'era quando è stata votata la legge che aggira il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati?
E quando è stato fatto lo stesso con il finanziamento pubblico ai partiti?
Qualcuno all'epoca disse: "Mah, non capisco cosa sia questa roba su cui bisogna votare...non penso che andrò..."
Un bel chissenefrega, insomma.
E volete dirmi che una persona che non riesce a capire le implicazioni dell'Abrogazione della possibilita' di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste, dell'Abrogazione della possibilita' di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste, e soprattutto dell'Abrogazione della possibilita' per uno stesso candidato di presentare la propria candidatura in piu' di una circoscrizione abbia invece chiarissime nella mente le conseguenze e le implicazioni dal punto di vista politico ed economico dell'Abrogazione della modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, dell'Abrogazione parziale della determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito, dell'Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare o dell'Abrogazione delle norme in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale?
Secondo me no.
Ma c'è una differenza tra i referendum del 2009 e quelli attuali: all'epoca nessuna forza politica ha azionato la grancassa mediatica per sottolineare l'importanza istituzionale dei quesiti e l'alto civismo che avrebbe dimostrato chi si fosse recato alle urne.
Perché? Ma perché i risultati di quel referendum sarebbero andati a toccare sul vivo gli interessi di tutto l'arco costituzionale TRASVERSALMENTE.
Qui invece c'era la possibilità di sfruttare fino all'osso il significato politico della consultazione, e così è stato fatto, soprattutto perché è stato ribadito in modo più o meno velato che un plebiscito di SI' avrebbe finalmente fatto capire all'Arcinemico di Arcore che il suo tempo è finito.
(NdBG: non funziona proprio così, ma non ditelo a Bersani)
Quindi la grancassa mediatica impostata sul tifo sfegatato, unita al sensazionalismo suscitato dalla catastrofe di Fukushima (e a parecchia disinformazione megafonata dall'una e dall'altra parte politica) hanno fatto sì che ci fosse il boom di affluenze.
E quasi sicuramente avrà vinto il sì, e quindi l'Italia (per LEGGE) dovrà rinunciare a sfruttare una potenziale fonte di energia (cosa che difficilmente potrà permettersi di fare), per dirne una.
Ma intanto, vuoi mettere la soddisfazione di averlo messo nel gnao al Berlusca?
Di per sé (e lo dico soprattutto ai signori del PdL che vagheggiavano l'astensionismo selvaggio) è una buona notizia: è giusto e soprattutto sensato che gli abitanti di una nazione, qualora siano chiamati ad esprimersi su argomenti di pubblico interesse, diano il proprio riscontro nelle sedi appropriate.
Siano dichiarazioni di "Sì", "No" o "Non so cosa rispondere" non importa: è una buona cosa che un elettore si rechi alle urne quando gli viene chiesta una decisione in merito.
Il problema è piuttosto capire perché si sia deciso di far dirimere questioni di tale complessità economica e scientifica attraverso un voto popolare pensando che la gente abbia capito appieno le implicazioni del proprio voto.
Perché vorrei proprio capire: dov'era il meraviglioso e illuminato popolo italiano quando il referendum sul premio di maggioranza per i partiti non ha raggiunto il quorum?
Dov'era quando è stata votata la legge che aggira il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati?
E quando è stato fatto lo stesso con il finanziamento pubblico ai partiti?
Qualcuno all'epoca disse: "Mah, non capisco cosa sia questa roba su cui bisogna votare...non penso che andrò..."
Un bel chissenefrega, insomma.
E volete dirmi che una persona che non riesce a capire le implicazioni dell'Abrogazione della possibilita' di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste, dell'Abrogazione della possibilita' di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste, e soprattutto dell'Abrogazione della possibilita' per uno stesso candidato di presentare la propria candidatura in piu' di una circoscrizione abbia invece chiarissime nella mente le conseguenze e le implicazioni dal punto di vista politico ed economico dell'Abrogazione della modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, dell'Abrogazione parziale della determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito, dell'Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare o dell'Abrogazione delle norme in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale?
Secondo me no.
Ma c'è una differenza tra i referendum del 2009 e quelli attuali: all'epoca nessuna forza politica ha azionato la grancassa mediatica per sottolineare l'importanza istituzionale dei quesiti e l'alto civismo che avrebbe dimostrato chi si fosse recato alle urne.
Perché? Ma perché i risultati di quel referendum sarebbero andati a toccare sul vivo gli interessi di tutto l'arco costituzionale TRASVERSALMENTE.
Qui invece c'era la possibilità di sfruttare fino all'osso il significato politico della consultazione, e così è stato fatto, soprattutto perché è stato ribadito in modo più o meno velato che un plebiscito di SI' avrebbe finalmente fatto capire all'Arcinemico di Arcore che il suo tempo è finito.
(NdBG: non funziona proprio così, ma non ditelo a Bersani)
Quindi la grancassa mediatica impostata sul tifo sfegatato, unita al sensazionalismo suscitato dalla catastrofe di Fukushima (e a parecchia disinformazione megafonata dall'una e dall'altra parte politica) hanno fatto sì che ci fosse il boom di affluenze.
E quasi sicuramente avrà vinto il sì, e quindi l'Italia (per LEGGE) dovrà rinunciare a sfruttare una potenziale fonte di energia (cosa che difficilmente potrà permettersi di fare), per dirne una.
Ma intanto, vuoi mettere la soddisfazione di averlo messo nel gnao al Berlusca?
14 aprile 2011
Cavolate di Bruxelles
Chi mi conosce sa che io sono profondamente antieuropeista: trovo assurdo dover per forza far parte di un gruppo che si prefigura come "esclusivo" avendo poca o nulla voce in capitolo.
Come evidenzia Uriel nel suo post, l'UE è di fatto una alleanza di nazioni, in cui però alcuni sono "più uguali degli altri" per dirla con Orwell, ossia si arrogano il diritto di fare e disfare le regole a proprio piacimento, indulgendo peraltro nel vezzo di puntare l'indice sdegnato verso i comportamenti altrui quando ci sono dei problemi contingenti da risolvere.
Per questo comprendo la reazione del ministro degli Interni Maroni, anche se è stata esternata sicuramente con intento provocatorio. E devo dire che questa mossa è decisamente riuscita, almeno in questa prima fase, perché ha cominciato a sgretolare la facciata (di bronzo) dei notabili mitteleuropei costringendoli a fare degli equilibrismi dialettici sull'interpretazione di norme peraltro abbastanza chiare quali gli accordi di Schengen.
Per lo stesso motivo mi trovo fortemente in disaccordo con i toni catastrofisti dell'editoriale di Maurizio Guandalini (economista del quale solitamente stimo e condivido le riflessioni) su Metro, e l'eco altrettanto scandalizzata che gli fa il direttore Michele Fusco nella replica alla lettera di un lettore.
Secondo il parere dell'editorialista, il fatto che l'Italia faccia parte dell'UE è la manna dal cielo, ad un'incollatura dal nirvana della beatitudine...l'unico modo in cui la nostra indegna, sempre indegna nazione, può sopravvivere nel consesso civile...
Dice Guandalini che "oggi se non fossimo in Europa andremmo tutti schisi schisi con cerotti per coprire le ferite delle tempeste finanziarie. Con il debito che ci ritroviamo gli speculatori ci avrebbero azzannati. Triturati. E ci sarebbe la disperazione sociale. Avrebbero scavato nei risparmi delle famiglie che è il solo caveau assicurativo di un futuro solido."
E risponde Fusco: "Basterebbero pochi mesi per indebolirci come Paese, frantumarci politicamente, farci sopraffare da economie emergenti, non avere il controllo esterno sui nostri conti di bilancio, in una parola andare a giocare in promozione."
Però, che punto di vista asettico e assolutamente non sensazionalistico! Se non avessi di fronte il titolo del giornale crederei di stare leggendo l'Incarto del Pesce!
E - soprattutto nelle parole del direttore - che fiducia smisurata sulla capacità degli italiani stessi: cioè, se non avessimo i grandi d'Europa che ci tengono manina e controllano che non facciamo i birichini con i soldini della paga, saremmo inesorabilmente, senza speranza e definitivamente sul lastrico.
C'è però da dire una cosa.
Provando a leggere al di là del velo di ineluttabilità, e sostituendo le diapositive di Shangri-La con quelle più realistiche di Parigi, Bruxelles, Berlino, etc...la relazione di Guandalini ha senso se la interpretiamo come una fotografia dell'istante attuale.
Dopo almeno 60 anni di bel governo e scelte ponderate ed oggettivamente oculate come solo sanno fare alcuni eletti del Belpaese (oltre a fare bene l'amore, fà ride e fare il caffé, naturalmente), è oggettivo che i conti nazionali siano un po' pericolanti.
Siamo con le pezze al culo ed effettivamente senza la rete di sicurezza europea saremmo messi decisamente male: però questo dev'essere uno sprone ad uscire da tale situazione, non un corroborante all'immagine suadente di Shangri-La!
L'adesione all'UE in queste condizioni deve rappresentare una soluzione di piccolo cabotaggio, una situazione temporanea mentre si lavora per risolvere il problema, non l'obiettivo finale, il risultato da raggiungere a tutti i costi, anche e soprattutto a scapito della dignità nazionale.
Io vorrei un governo che (invece di perdere tempo con il Lodo Alfano, il Processo Breve e altre minchiate simili, utili solo in chiave utilitaristica per spazzolare via le magagne dell'illustre PresDelCons) si sedesse attorno ad un tavolo con la situazione economica sott'occhio e dicesse: "Signori, così non possiamo andare avanti: siamo legati mani e piedi agli altri. Dobbiamo uscire da questo stallo!"
Perché in questo momento la nostra sovranità nazionale è solo sulla carta.
In campo economico Francia, Germania e anche UK e USA dettano legge e noi zitti perché siamo in debito.
In campo politico le prime due fanno e disfano le regole a proprio piacimento e noi zitti perché siamo in debito.
Adesso basta!
Io voglio un governo il cui obiettivo primario sia l'autonomia economica dell'Italia.
Dobbiamo essere in grado di produrre le risorse necessarie per il fabbisogno interno. Il commercio e gli scambi con l'estero sono naturalmente fondamentali e auspico ce ne siano sempre di più. Però devono rappresentare un surplus: dobbiamo arrivare ad una situazione in cui non faccia particolare differenza se ci siano o meno le relazioni economiche con le altre nazioni.
Ogni volta che formulo un pensiero analogo, i Giusti si stracciano le vesti (sghignazzandomi in faccia) sostenendo che è uno scenario utopistico e non ce la potremo fare mai.
Certo, non credo che sia un risultato raggiungibile subito, ci vorranno MOLTI anni.
Però dobbiamo cominciare a fare qualcosa in tal senso.
Saranno ovviamente necessarie misure drastiche ed impopolari.
Possiamo e dobbiamo individuare i rami secchi e tagliare senza pietà.
Idem dicasi dei soldi allocati senza senso (alcuni esempi? i soliti: ridurre ad un terzo il numero dei parlamentari...revocare una volta per tutte i benedetti statuti speciali di determinate regioni...e altri che ripeto costantemente fino a sembrare un disco rotto).
Io voglio votare un governo che abbia quella missione in testa.
Nell'attuale panorama politico non vedo alcun interesse a muoversi in tal senso (o forse no?)...finché sarà così, la mia scheda nell'urna sarà costantemente NULLA.
28 marzo 2011
Immigrazione: pregasi accendere il cervello
La situazione che si sta concretizzando a Lampedusa in seguito all'emigrazione di massa dalla Libia per la guerra civile è assolutamente seria e problematica.
Volenti o nolenti, i centri di accoglienza stanno per collassare e veramente non si sa dove ospitare i rifugiati.
Fortunatamente il geniale ministro Frattini ha estratto dal cilindro la formula magica per rimettere tutto a posto: elargire "fino a 2.000 o magari 2.500 dollari" (ipse dixit) a ciascun immigrato che accetti di tornare indietro.
Va a questo punto riconosciuto a Frattini di essere un uomo di intelligenza non comune (a voi decidere se per eccesso o per difetto): infatti questa semplice frase contiene non una, ma ben due castronerie gigantesche!
Innanzitutto: secondo lui una persona che è scappata da un posto dove c'è la guerra civile, fischiano i pallettoni e dal cielo piove anche roba più pesante (grazie anche e soprattutto all'INDEBITA ingerenza dei Cavalieri del G8), messa di fronte a "fino a 2.000 o magari 2.500 dollari" (ipse dixit), non vedrebbe l'ora di rituffarsi nell'inferno che si è lasciato alle spalle!
Ah beh, il ragionamento non fa una grinza: ne fa MOLTE DI PIU'...e continuerebbe a farle anche nel momento in cui tale cifra venisse moltiplicata per 10 o per 100...a meno di essere un mercenario, non c'è cifra al mondo che mi convincerebbe a tornare in un posto dove ogni secondo si rischia la vita e dove le condizioni erano pessime prima del conflitto, figurarsi dopo!
Ma anche supponendo che gli immigrati abbiano il cervello più fulminato di quello del ministro, costui mi userebbe la cortesia, di grazia, di spiegarmi DA DOVE intenderebbe attingere per trovare questi fantomatici "fino a 2.000 o magari 2.500 dollari" (ipse dixit) a cranio?
Voglio sperare che quando ha formulato tale proposito avesse in mente di autotassare se stesso e i suoi colleghi parlamentari, perché le uniche altre alternative che vedo sono 1) tagliare i fondi a qualche altra infrastruttura; 2) imporre una nuova tassa ad-hoc (perché non un'accisa sul carburante? tanto una più, una meno...)
Meno male che il suo collega Maroni (che ritenevo persona intelligente e sensata, ma evidentemente chi va con lo zoppo impara a zoppicare) sostiene che «il rimborso finale spetta alla Commissione Europea che dispone di un fondo ad hoc»...come no? Già mi vedo i papaveri di Strasburgo darsi di gomito e replicare "Sì, sì, certo...ma nel frattempo anticipate pure voi, vah, che poi vi rimborsiamo"...
Eppure una soluzione (anche se nel breve periodo) c'è: quella di riconoscere per tutti gli immigrati che arrivano lo status di rifugiato politico.
In questo modo, essi potranno legittimamente varcare i confini nazionali* e cercare una sistemazione anche negli stati adiacenti la penisola, come hanno già cercato di fare nei giorni scorsi quando la Francia, la magnanima Francia, la culla dell'Europa Unita, quella che sostiene che bisogna accogliere i rifugiati (vedasi alla voce "fare i ricchioni col culo degli altri"; altri-> vedasi "Italia"), ha pensato bene di opporre il veto e ricacciare indietro i nordafricani ("A noi l’Italia non interessa. Siamo di passaggio, vogliamo andare in Francia", ipsi dixerunt).
Siamo stati fagocitati dall'UE? E allora perché non cerchiamo di metterne in pratica le leggi una volta tanto per farci aiutare, tanto per cambiare?
* ok, con visto analogo a quello turistico e di durata pari a 90 gg...ma sapete in 90 gg quante cose cambiano...
Volenti o nolenti, i centri di accoglienza stanno per collassare e veramente non si sa dove ospitare i rifugiati.
Fortunatamente il geniale ministro Frattini ha estratto dal cilindro la formula magica per rimettere tutto a posto: elargire "fino a 2.000 o magari 2.500 dollari" (ipse dixit) a ciascun immigrato che accetti di tornare indietro.
Va a questo punto riconosciuto a Frattini di essere un uomo di intelligenza non comune (a voi decidere se per eccesso o per difetto): infatti questa semplice frase contiene non una, ma ben due castronerie gigantesche!
Innanzitutto: secondo lui una persona che è scappata da un posto dove c'è la guerra civile, fischiano i pallettoni e dal cielo piove anche roba più pesante (grazie anche e soprattutto all'INDEBITA ingerenza dei Cavalieri del G8), messa di fronte a "fino a 2.000 o magari 2.500 dollari" (ipse dixit), non vedrebbe l'ora di rituffarsi nell'inferno che si è lasciato alle spalle!
Ah beh, il ragionamento non fa una grinza: ne fa MOLTE DI PIU'...e continuerebbe a farle anche nel momento in cui tale cifra venisse moltiplicata per 10 o per 100...a meno di essere un mercenario, non c'è cifra al mondo che mi convincerebbe a tornare in un posto dove ogni secondo si rischia la vita e dove le condizioni erano pessime prima del conflitto, figurarsi dopo!
Ma anche supponendo che gli immigrati abbiano il cervello più fulminato di quello del ministro, costui mi userebbe la cortesia, di grazia, di spiegarmi DA DOVE intenderebbe attingere per trovare questi fantomatici "fino a 2.000 o magari 2.500 dollari" (ipse dixit) a cranio?
Voglio sperare che quando ha formulato tale proposito avesse in mente di autotassare se stesso e i suoi colleghi parlamentari, perché le uniche altre alternative che vedo sono 1) tagliare i fondi a qualche altra infrastruttura; 2) imporre una nuova tassa ad-hoc (perché non un'accisa sul carburante? tanto una più, una meno...)
Meno male che il suo collega Maroni (che ritenevo persona intelligente e sensata, ma evidentemente chi va con lo zoppo impara a zoppicare) sostiene che «il rimborso finale spetta alla Commissione Europea che dispone di un fondo ad hoc»...come no? Già mi vedo i papaveri di Strasburgo darsi di gomito e replicare "Sì, sì, certo...ma nel frattempo anticipate pure voi, vah, che poi vi rimborsiamo"...
Eppure una soluzione (anche se nel breve periodo) c'è: quella di riconoscere per tutti gli immigrati che arrivano lo status di rifugiato politico.
In questo modo, essi potranno legittimamente varcare i confini nazionali* e cercare una sistemazione anche negli stati adiacenti la penisola, come hanno già cercato di fare nei giorni scorsi quando la Francia, la magnanima Francia, la culla dell'Europa Unita, quella che sostiene che bisogna accogliere i rifugiati (vedasi alla voce "fare i ricchioni col culo degli altri"; altri-> vedasi "Italia"), ha pensato bene di opporre il veto e ricacciare indietro i nordafricani ("A noi l’Italia non interessa. Siamo di passaggio, vogliamo andare in Francia", ipsi dixerunt).
Siamo stati fagocitati dall'UE? E allora perché non cerchiamo di metterne in pratica le leggi una volta tanto per farci aiutare, tanto per cambiare?
* ok, con visto analogo a quello turistico e di durata pari a 90 gg...ma sapete in 90 gg quante cose cambiano...
24 marzo 2011
FUS la volta bbuona che finiscono ACCISI...
(La didascalia della foto, presa dal quotidiano Metro, recita: "Flash mob ieri degli studenti delle scuole di danza davanti a Montecitorio prima del reintegro del Fus"...oh, ce ne fosse uno sincronizzato con l'altro...forse dovrebbero applicarsi di più!)
L'ultimo esempio è relativo al finanziamento del Fondo unico per lo spettacolo.
Le finalità del Fondo sono il "sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all'estero."
Tutto ciò è molto lodevole dal punto di vista culturale (lo sarebbe di più se quanto viene prodotto fosse veramente di qualità, ma questo è un altro discorso), e per tale motivo condivido in qualche misura che fosse necessario scongiurare i tagli che potevano pregiudicare il funzionamento di benemerite istituzioni dedite alla cultura delle arti nel nostro Paese.
Dico "in qualche misura" perché il discorso è analogo a quello che ho sempre sostenuto sul precariato degli insegnanti nella scuola: siamo SICURI che l'offerta non superi la domanda? Siamo SICURI che siano state individuate (e corrette) tutte le cause di spreco in tali settori?
Io lo spero, ma ho tanto paura che non sia così (sto toccando con mano lavorativamente che nei Ministeri italiani l'ottimizzazione dei costi e delle risorse - per non parlare della semplice comunicazione tra i vari Enti in modo che uno sappia cosa sta facendo l'altro - non è proprio una prassi seguita in modo assiduo)...
Ma pur supponendo un comportamento virtuoso da parte del Ministero (il quale nel frattempo deve aver avuto il suo bel overhead amministrativo con le dimissioni di Bondi...e queste cose non sono propriamente di ausilio nella gestione dell'operatività quotidiana!), non riesco comunque a capire perché tale finanziamento sia dovuto arrivare gravando ancora una volta sulle tasche dei contribuenti, istituendo l'ennesimo balzello!
Subdolo, peraltro, perché va ad installarsi su un bene di consumo di cui - volenti o nolenti - praticamente tutti dobbiamo acquistare notevoli quantità con cadenza pressappoco settimanale.
Così, invece di buttare a mare le attuali che sono prive di qualunque motivazione accettabile*, il governo ha colto l'occasione per aggiungere l'ennesima accisa sul carburante!
La scelta del momento storico ha poi le caratteristiche della genialità: proprio in un periodo in cui il prezzo della benzina sta salendo vertiginosamente (e anche lì le motivazioni sono sempre ben poco convincenti...se il prezzo del petrolio al barile sale, la benzina sale perché eh beh, è chiaro, bisogna far fronte all'aumento...se il prezzo del petrolio scende, la benzina NON scende perché eh beh, è chiaro, le compagnie di carburanti dovran ben ammortizzare la spesa che hanno fatto per le grandi quantità di benzina quando il prezzo del petrolio era alto...), la decisione di aumentarne ulteriormente la tariffa mi pare assolutamente azzeccata!
Magari l'obiettivo del governo (che non si è mai espresso in toni entusiastici verso queste attività artistiche, molto più in sintonia con l'ideologia del PD**) era proprio quello di far passare il provvedimento come una forzatura agli occhi dell'elettorato, ribaltando sui cittadini l'onere ("Eh, guardate questi qua che ci costringono a vessarvi per avere i soldi!").
Però, con la miopia tipica dei governanti italici il cui bilancio familiare non viene certo turbato da una fluttuazione di un paio di centesimi su un bene di consumo*** - soprattutto quando comparato all'entità della voce "entrate" della prima nota, non hanno pensato che così facendo si sarebbero dati la zappa sui piedi...
Eh sì, perché all'elettore potrebbe anche venire in mente che ci sarebbero state strade alternative per rimediare buona parte dei finanziamenti necessari...ad esempio, che so io, rivedendo lo status delle Regioni a Statuto Speciale tagliando in modo consistente le sovvenzioni che erano state originariamente concepite per aiutare questi territori in quanto "di frontiera" (ragionamento che al giorno d'oggi non ha ormai più alcuna validità, se mai ce l'ha avuta in passato)...oppure scremando il monte-emolumenti per quei simpatici personaggi che amo definire "policulici", data la propria abilità nell'accaparrarsi molteplici poltrone in posizioni altolocate e sempre
E lo stesso elettore potrebbe sempre dire agli attuali governanti: "E voi, con tutte queste possibilità per recuperare del denaro da destinare alla cultura, dovevate proprio venire a pescare ulteriormente nelle mie tasche? Ma non eravate voi a sostenere la necessità di ridurre le tasse perché inconcepibilmente alte? Allora a sto punto tanto valeva votare PD!"
O no?
* grazie a Leggo, recuperiamo la cronostoria delle accise che persistono sulla benzina:
1935: 1,90 lire per la guerra di Abissinia (che si somma ad un'accisa base preesistente)
1956: 14 lire per la crisi di Suez
1963: 10 lire per il disastro del Vajont
1966: 10 lire per l'alluvione di Firenze
1968: 10 lire per il terremoto del Belice
1976: 99 lire per il terremoto del Friuli
1980: 75 lire per il terremoto dell'Irpinia
1983: 205 lire per la missione in Libano
1996: 22 lire per la missione in Bosnia
2004: 31 lire (0,016 €) per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri
2005: 96 lire (0,05 €) per l'acquisto di bus ecologici
2011: 0,02 € per finanziare il Fus
Totale: 573 lire (0,29 €: 0,564 € considerando anche quella di partenza)
Mi pare che le motivazioni addotte parlino da sé...
** non dico "di sinistra" perché dire che il PD sia un partito di sinistra è come dire che il PdL è un partito di destra: una castroneria mostruosa...
*** soprattutto quando le spese per il bene di consumo in questione (con tutta l'auto blu intorno) sono a carico dello Stato = a carico del contribuente (che così si trova a pagare anche l'accisa per il parlamentare oltre che la propria)
23 marzo 2011
Una nuova occasione persa
E così, dopo vari tira e molla, dopo le pressioni degli 8 "grandi", i batti e ribatti con l'ONU...finalmente si è scatenata l'offensiva contro Gheddafi.
Ora tiene banco il ministro La Russa, che rivendica indignato un posto di rilievo per l'Italia nel comando delle operazioni, che (oggettivamente) partono da basi distribuite sul territorio italiano, e che diamine!
Operazioni, tengo a ricordare, che concretizzano una INGERENZA sulle questioni INTERNE di una nazione SOVRANA.
Quale sarà il tornaconto dei grandi Occidentali? Più probabile che si tratti di risorse (il deserto Libico è sicuramente ricco di oro nero e altri combustibili) come nel caso del Kuwait e dell'Iraq, che non di una posizione strategica come quella dell'Afghanistan...
Sicuramente alla palla dell'esportazione della democrazia ci credono solo quelli che lo devono fare per ipocrisia o per ordini superiori...altrimenti non si piega perché questi grandi benefattori dell'umanità non siano mai intervenuti nelle guerre civili che tuttora dilaniano i regimi dell'Africa centrale...
Una sola cosa è certa: la democrazia (fuor d'ipocrisia) non si può esportare...le popolazioni devono elaborarla in proprio attraverso i medesimi meccanismi che il mondo "civilizzato" ha messo in pratica nei secoli passati...
E che è ora di smetterla di voler dettare le regole a casa degli altri: a voi non darebbe fastidio?
Ora tiene banco il ministro La Russa, che rivendica indignato un posto di rilievo per l'Italia nel comando delle operazioni, che (oggettivamente) partono da basi distribuite sul territorio italiano, e che diamine!
Operazioni, tengo a ricordare, che concretizzano una INGERENZA sulle questioni INTERNE di una nazione SOVRANA.
Quale sarà il tornaconto dei grandi Occidentali? Più probabile che si tratti di risorse (il deserto Libico è sicuramente ricco di oro nero e altri combustibili) come nel caso del Kuwait e dell'Iraq, che non di una posizione strategica come quella dell'Afghanistan...
Sicuramente alla palla dell'esportazione della democrazia ci credono solo quelli che lo devono fare per ipocrisia o per ordini superiori...altrimenti non si piega perché questi grandi benefattori dell'umanità non siano mai intervenuti nelle guerre civili che tuttora dilaniano i regimi dell'Africa centrale...
Una sola cosa è certa: la democrazia (fuor d'ipocrisia) non si può esportare...le popolazioni devono elaborarla in proprio attraverso i medesimi meccanismi che il mondo "civilizzato" ha messo in pratica nei secoli passati...
E che è ora di smetterla di voler dettare le regole a casa degli altri: a voi non darebbe fastidio?
14 febbraio 2011
Quando la matematica è un'opinione...
...manipolata, peraltro.
Non è che uno voglia difendere il Berlusca: il fatto è che il pressapochismo degli avversari è tale da far scaturire naturalmente un ragionamento "non allineato" in chiunque non sia condizionato dai paraocchi del becero odio "ad personam".
Ieri c'è stata la tanto pubblicizzata manifestazione per la dignità delle donne, che per tutti si traduceva "manifestazione contro Berlusconi".*
Sui vari giornali oggi si legge "Cortei in 230 città. Un milione in difesa delle donne."
Uhm...
Alle ultime politiche risultavano 47.126.326 i cittadini aventi diritto al voto per la Camera, 43.133.946 per il Senato.
Signori, correggetemi se sbaglio, ma temo che dobbiate fare un po' meglio di così: un milione di preferenze è decisamente MOOOOLTO meno del 50%+1 necessario per essere considerati "maggioranza".
Soprattutto se teniamo conto che il milione comprendeva anche i manifestanti ALL'ESTERO: di questi QUANTI hanno diritto al voto in Italia? (e anche su questa regola ci sarebbe di che discutere)
A sto punto viene da dire che la Gelmini ha ragione almeno a metà: magari le persone in piazza non erano TUTTE radical-chic, ma sicuramente erano POCHE.
Un uomo con la vuvuzela fa sicuramente più rumore di 20 uomini che parlano, ma questo non fa di lui la maggioranza.
*: Berlusconi il quale avrebbe comunque approfittato di "servigi" offerti spontaneamente dalle donzelle che gremivano le sue magioni...non capisco quindi cosa c'entri questa faccenda con la "dignità delle donne"...secondo me non solo il Cavaliere, ma anche queste donne che si sono offerte in cambio del classico calcio in culo in vari ambienti non sanno neanche dove stia di casa la dignità!
Postribolum italicum
Qualche giorno fa ho letto un post di Wolfstep incentrato sull'argomento più di attualità che esista: il "Ruby-gate", con tutto il contorno di rogne per il Cavaliere.
La legge italiana sancisce che lo sfruttamento della prostituzione sia reato, con l'aggravante della minore età delle coinvolte.
Il caso di Berlusconi è "borderline", perché lo sfruttamento si ha quando ti fai pagare una percentuale dalla prostituta. Accompagnarsi con una prostituta non e' reato se e' maggiorenne, ma lo è se la medesima è minorenne. (NdBG: grazie all'amico Dela per questa precisazione che mi era sfuggita)
Ad ogni modo, stante questa situazione, sempre secondo la legge italiana, è corretto che si intenda far luce sulla questione delle frequentazioni sessuali berlusconiane, ed eventualmente condannarlo.
Questo a prescindere dall'intento persecutorio o meno della magistratura (che comunque E' politicizzata. punto.)
Quello su cui ci sarebbe da discutere è piuttosto che la legge italiana in materia di prostituzione sia raffazzonata, e che questo rientri nel novero del "fare le cose all'italiana", ossia in modo ingarbugliato cercando di non scontentare Tizio, Caio e Sempronio (laddove siano "notabili") e tenendo sempre presente un certo moralismo (diverso da "moralità") ipocrita di facciata in modo da autoassegnarsi una patente di integrità (e anche perché fa sempre comodo essere pappa e ciccia col Vaticano)...
My two cents: ripeto quanto già detto in tempi non sospetti.
Non capisco perché debba essere perseguibile una persona MAGGIORENNE che decide IN TUTTA AUTONOMIA E SENZA PRESSIONI ESTERNE di dare via le proprie parti intime a pagamento...è immorale? Mah, anche questo è opinabile...è un'attività che non fa del male a nessuno!
Partendo da tale presupposto, capisco ancora meno come possa essere perseguibile UN SUO CLIENTE!
Solo in caso di coercizione i BASTARDI SFRUTTATORI FIGLI DI P... devono essere puniti con il massimo della severità.
E naturalmente in questo caso occorre fornire agli inquirenti tutti gli strumenti atti a stroncare questi traffici ignobili.
Non mi pare un concetto difficile da assimilare!
21 gennaio 2011
L'apoteosi della faccia tosta
Per il lettore che non si ferma al messaggio evidente delle notizie, ma ne traguarda i retroscena, il "sexygate" scatenato attorno al premier ha almeno un risvolto positivo.
Nella fattispecie, raggiunge l'obiettivo di smascherare l'evidente ipocrisia e la faccia tosta di alcuni soggetti.
Mi riferisco alle più recenti esternazioni della santa sede ("s" RIGOROSAMENTE MINUSCOLE, NdR).
I suoi portavoce si proclamano "turbati come Napolitano" (ah beh, allora...) e "in ansia per la stabilità", oltre a condannare duramente la vicenda e ad esigere "più moralità".
Chiariamo: è indubbio che il comportamento attribuito al Cavaliere (laddove sia dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio, sulla qual cosa sussitono delle perplessità) non si addice nella maniera più assoluta ad una persona che rappresenti una Nazione, e che a prescindere dalla veridicità delle accuse ci si aspetterebbe un atteggiamento differente ed anche un dignitoso passo indietro dalla scena politica, almeno finché non sia stata fatta chiarezza.
Quello che mi interessa sottolineare in questo frangente è il fatto che il Vaticano ancora una volta ha parlato a sproposito quando invece sarebbe stato opportuno tacesse.
Innanzitutto, di quale "stabilità" si dichiarano preoccupati? Non mi risulta che le vicende di Berlusconi influiscano sulla stabilità di governo della Città del Vaticano: se si riferiscono all'Italia, mi sembra un'ingerenza nelle vicende politiche di uno Stato Sovrano differente da quello che rappresentano.
Questo non vuol dire che essi non debbano essere liberi di esprimere il proprio pensiero a riguardo, ma non ritengo che quest'ultimo debba avere per lo Stato italiano maggior rilevanza delle chiacchiere da bar.
Dove veramente si entra nell'ambito dell'ipocrisia più sfacciata è quando i suddetti signori danno voce al proprio presunto "bisogno di moralità".
Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso nonché uno dei più autorevoli esponenti del Consiglio permanente della Cei, afferma in merito alle feste ad Arcore: “Sono spettacoli indecorosi, un crimine verso i giovani”.
L'affermazione in sé è completamente condivisibile e ci sarebbe poco da obiettare...quello che mi dà fastidio è il pulpito da cui viene la predica (in questo caso la metafora calza a pennello): come la mettiamo con i numerosi casi di pedofilia perpetrati da vari sacerdoti, che il Vaticano ha costantemente insabbiato ed impedito di perseguire legalmente (sottraendo i colpevoli alla giustizia ordinaria trasferendoli e opponendo tutta una sequela di giustificazioni più o meno sostenibili) fino a quando non sono diventati troppo evidenti?
Quelle vicende quale spettacolo hanno offerto ai giovani? Uno spettacolo cui sono stati fatti partecipare controvoglia, peraltro. E mi pare che il problema sia ben lungi dal dirsi risolto, tra le altre cose.
Un mio amico mi ha fatto notare che quando si punta un dito per accusare un'altra persona, la stessa mano ne punta tre contro noi stessi: il significato è che prima di stracciarsi le vesti presumendosi gigli immacolati, occorrerebbe fare un minimo di autocritica.
E magari valutare se non sia il caso di tacere.
Sempre che la ragion politica non sia più forte della dignità.
(Quest'ultima frase vale anche per il personaggio al centro della vicenda scatenante, oltre che per
quelli che fino a ieri sputavano sui preti pedofili, salvo usarli oggi come arma contundente per puntare il dito contro la moralità dell'Arcinemico...)
28 ottobre 2010
I soliti due pesi e due misure
Personalmente non nutro alcuna stima nei confronti di Daniele Capezzone: lo detestavo quando era nei Radicali, mi urta adesso nel PdL.
La sua espressione costantemente grave, seriosa e convinta sono sicuramente costruite a tavolino, e tradiscono una buona dose di ipocrisia di fondo, peraltro confermata dal suo passaggio da un estremo all'altro dell'arco costituzionale.
Almeno, questo è il mio parere sull'individuo.
Ciononostante ritengo che la sua aggressione avvenuta l'alta sera sia un evento assolutamente deprecabile e condannabile: qualunque sia il contesto, dare voce al proprio malcontento è assolutamente lecito, l'esercizio della violenza per esprimere le proprie posizioni no.
Chi si è reso protagonista di tale gesto (alla stregua di chi aggredì Berlusconi col treppiede o con il modellino del Duomo) è passato dalla parte del torto e per quanto mi riguarda non è assolutamente dissimile dagli ultras che ogni settimana infestano gli stadi di calcio.
D'altronde è da parecchio che sostengo che ormai il livello del confronto politico in Italia sia assolutamente conformato al tifo sportivo: barriere di sordi contro sordi che non sono disposti a dare ascolto alle parole dell'avversario a prescindere dal contenuto.
E questa impressione è confermata da uno scambio di opinioni cui ho partecipato ieri su Facebook.
La stragrande maggioranza dei commenti (ok, tutti tranne i miei, via) erano a sostegno e plauso dell'agressore. Alcuni addirittura si rammaricavano di non essere stati LORO a mettere le mani addosso a Capezzone.
Persone che sono le prime a gridare indignati contro i poliziotti che sono stati mandati a sedare (con metodi comunque discutibili) i disordini a Cagliari e Terzigno (per non parlare dell'ormai infame G8 di Genova), accettano e giustificano di buon grado l'accaduto, esprimendosi così:
"A forza di chinare la testa ci riduciamo a strisciare e poi uno non ce la fa più, si alza e fa un casino che non finisce più. Quell'uno viene pure visto come un pazzo da condannare. Forse quell'uno ha una dignità, un bisogno di rispetto (diritto di ogni essere umano) ignorato dai padroni. In una società civile, nessuno si sognerebbe di agire in questa maniera verso uno che fa bene il suo lavoro di Governare la sacra patria, verso uno che rispetta il cittadino che è il proprio datore di lavoro. E poi se parliamo di violenza allora che diciamo di quei poliziotti che sono stati mandati a spaccare teste a Cagliari. Ripeto: sono stati mandati, da chi? Da chi non si sporca le mani ma fa molta più violenza di uno che si toglie uno sfizio per strada. E ribadisco, lo invidio perchè un Capezzone venderebbe sua madre per un pugno di voti, e nei fatti, quindi, è stato un incontro regolare tra 2 squilibrati, se proprio vogliamo metterla così. Sulla liceità non mi esprimo perchè è un concetto anacronistico."
Non penso che siano necessari ulteriori commenti.
La sua espressione costantemente grave, seriosa e convinta sono sicuramente costruite a tavolino, e tradiscono una buona dose di ipocrisia di fondo, peraltro confermata dal suo passaggio da un estremo all'altro dell'arco costituzionale.
Almeno, questo è il mio parere sull'individuo.
Ciononostante ritengo che la sua aggressione avvenuta l'alta sera sia un evento assolutamente deprecabile e condannabile: qualunque sia il contesto, dare voce al proprio malcontento è assolutamente lecito, l'esercizio della violenza per esprimere le proprie posizioni no.
Chi si è reso protagonista di tale gesto (alla stregua di chi aggredì Berlusconi col treppiede o con il modellino del Duomo) è passato dalla parte del torto e per quanto mi riguarda non è assolutamente dissimile dagli ultras che ogni settimana infestano gli stadi di calcio.
D'altronde è da parecchio che sostengo che ormai il livello del confronto politico in Italia sia assolutamente conformato al tifo sportivo: barriere di sordi contro sordi che non sono disposti a dare ascolto alle parole dell'avversario a prescindere dal contenuto.
E questa impressione è confermata da uno scambio di opinioni cui ho partecipato ieri su Facebook.
La stragrande maggioranza dei commenti (ok, tutti tranne i miei, via) erano a sostegno e plauso dell'agressore. Alcuni addirittura si rammaricavano di non essere stati LORO a mettere le mani addosso a Capezzone.
Persone che sono le prime a gridare indignati contro i poliziotti che sono stati mandati a sedare (con metodi comunque discutibili) i disordini a Cagliari e Terzigno (per non parlare dell'ormai infame G8 di Genova), accettano e giustificano di buon grado l'accaduto, esprimendosi così:
"A forza di chinare la testa ci riduciamo a strisciare e poi uno non ce la fa più, si alza e fa un casino che non finisce più. Quell'uno viene pure visto come un pazzo da condannare. Forse quell'uno ha una dignità, un bisogno di rispetto (diritto di ogni essere umano) ignorato dai padroni. In una società civile, nessuno si sognerebbe di agire in questa maniera verso uno che fa bene il suo lavoro di Governare la sacra patria, verso uno che rispetta il cittadino che è il proprio datore di lavoro. E poi se parliamo di violenza allora che diciamo di quei poliziotti che sono stati mandati a spaccare teste a Cagliari. Ripeto: sono stati mandati, da chi? Da chi non si sporca le mani ma fa molta più violenza di uno che si toglie uno sfizio per strada. E ribadisco, lo invidio perchè un Capezzone venderebbe sua madre per un pugno di voti, e nei fatti, quindi, è stato un incontro regolare tra 2 squilibrati, se proprio vogliamo metterla così. Sulla liceità non mi esprimo perchè è un concetto anacronistico."
Non penso che siano necessari ulteriori commenti.
30 settembre 2010
Beato quel popolo (viola?) che non ha bisogno di eroi
Una volta i Giusti del confronto politico in Italia (sapete, quelli che leggono Repubblica...che votano PD...che si esaltano per i cori allo stadio contro Berlusconi) guardavano a Enrico Mentana come ad uno dei lacché del Cavaliere, addomesticatore della libera informazione....e consideravano Gianfranco Fini un fascistoide squadrista, agitando addirittura lo spauracchio di un nuovo Ventennio quando Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno vinto le elezioni...
Ora invece è bastato che i signori precedentemente citati abbiano preso le distanze dall'Arcinemico dell'Umanità per guadaganarsi il rispetto e il plauso da chi un istante prima li ricopriva di improperi.
Io ho il massimo rispetto per le scelte di Mentana e Fini.
Ne ho molto meno per l'ondivaga massa osannante dei Giusti, che evidentemente non riescono a ragionare a mente fredda senza essere abbagliati dal furore antiberlusconiano.
11 giugno 2010
Interceptor

Ieri c'è stato il SI del Senato sulla famigerata Legge sulle intercettazioni.
Onestamente ho difficoltà a farmi un'opinione chiara in merito.
E' vero che con le intercettazioni sia possibile riuscire a svelare comportamenti illeciti e criminosi negli ambiti dei quali altrimenti diventerebbe difficile individuare le responsabilità dei vari coinvolti.
Però è anche vero che il materiale raccolto durante tali intercettazioni potrebbe contenere dei brani che - pur non pertinenti all'indagine in corso - potrebbero sempre avere una rilevanza tale da essere utilizzati per influenzare, ricattare, etc...vari personaggi coinvolti nell'argomento dell'indagine ma non rei in tale contesto...
Sì, il materiale non pertinente dovrebbe essere scartato...appunto, "dovrebbe" è una forma verbale differente da "sarà"...soprattutto in Italia...
E' vero che la gente deve essere informata di quel che bolle in pentola, senza censure e bavagli che pregiudichino l'integrità dell'informazione...
Però è anche vero che i giornalisti ambiziosi mirano allo scoop per mettersi in mostra...e per lo scoop serve il sensazionalismo, e uno sputtanamento a cinque colonne in prima pagina è sensazionalistico! Molto meno lo sono le eventuali scuse relegate magari in un trafiletto in quarta o quinta pagina, nel caso in cui il proseguimento delle indagini dimostri che si è trattato tutto di un equivoco...
Ma quando uno viene sputtanato, è difficile che riesca a rifarsi una reputazione, anche nel caso in cui lo scoop si dimostri successivamente "non particolarmente accurato".
E ancora: ok informare la gente sugli sviluppi di una vicenda, ma esiste il rischio che qualche giornalista troppo "zelante" esponga degli elementi passati sottobanco che possono compromettere l'integrità dell'indagine...
Dulcis in fundo, l'annosa questione: CHI controlla i controllori? CHI mi garantisce che lo strumento delle intercettazioni non venga poi utilizzato in modo troppo disinvolto, arrogando allo Stato il diritto di ficcare il naso nelle faccende private di chicchessia?
Siamo alle solite: questo tipo di questioni è troppo delicato per essere regolato da quattro norme in croce...ogni caso fa storia a sé e, piuttosto che una legge nuova, ci sarebbe bisogno di un po' più di buon senso instillato in chi deve prendere certe decisioni.
Solo che il buon senso è materia particolarmente rara da queste parti...
P.S.: un esempio particolarmente lampante di questa ultima affermazione può essere individuato nell'intervista al segretario di ANM, il quale "suggeriva" che qualora il compenso di un magistrato fosse abbassato, eh beh...il soggetto potrebbe diventare "sensibile a lusinghe o bisogni di tipo economico"...mentre l'affermazione si commenta da sé, invito nuovamente tutti a leggere il voulme "Magistrati: l'Ultracasta" per ulteriori dettagli sui miseri compensi di questi signori...
26 maggio 2010
Tutti al mare?

Impazza in questi giorni la polemica sull'ultima geniale trovata riguardante la scuola, proveniente dal senatore PdL Giorgio Rosario Costa: posticipare l'apertura delle scuole ad ottobre, come succedeva decenni fa.
Questa proposta mi pare delirante a tutto campo: innanzitutto parliamo dell'argomento cardine...la scuola. Già è disorganizzata così, e il pessimo livello di istruzione dei giovani virgulti lo dimostra quotidianamente (e non venitemi a dire che è colpa del fatto che i precari siano a spasso, perché quella è una cazzata demagogica bella e buona, sulla quale tornerò in un qualche post futuro).
Ciò detto, mi pare aberrante contribuire a comprimere ulteriormente le giornate di insegnamento a disposizione.
Analizzando la proposta da un altro punto di vista, hanno ben ragione ad esserne preoccupati i genitori. I lavoratori (almeno, la stragrande maggioranza di essi) non hanno certo a disposizione 3-4 mesi di ferie: se non ci sono nonni o prozie a disposizione cui affidare i pargoli, come si fa? Non si può certo pensare di lasciarli a casa da soli (almeno quelli sotto una certa età)...
Certo, li si può mandare a "Estate Ragazzi" o in colonia, ma sono soluzioni a costo > 0, che non sono proprio un toccasana per le tasche della gran parte degli italiani, già messe a dura prova dalla crisi (quella vera + quella gonfiata dai media) e dagli aumenti assurdi (uno su tutti quello della benzina).
Ora, senza impegolarsi in improbabili letture vittimistico-femministe come quella di una intervistata («Sembra anche un ennesimo attacco al lavoro delle donne. Senza nonni disponibili, come si fa a gestire un periodo di quattro mesi?»), è decisamente un problema logistico non banale, e sicuramente chi ha fatto la proposta non ne ha tenuto conto.
Ma la vera genialità della trovata è la motivazione addotta dal senatore Costa: in questo modo si favorirebbe il turismo...Eh? Ma stiamo scherzando?
Il ministro Gelmini afferma: «A settembre si possono avere migliori opportunità sul piano economico.»...e questo è vero. Peccato che poi la stessa dichiarazione contenga un'imprecisione grossolana: «Oggi le vacanze per le famiglie non sono più concentrate a luglio e agosto»
Mmm...a me non risulta: ha provato, la signora ministro, a farsi un giro per Torino o Milano ad agosto? C'è il deserto.
Perché? Evidentemente perché le grandi aziende chiudono tutte simultaneamente (ed è ragionato: cosa tengo aperto a fare se le ditte con cui commercio sono chiuse?)...e perché le tariffe sono più alte ad agosto? Forse per lo stesso motivo, oserei dire.
Se ci sono arrivati gli albergatori, trovo strano che non ci arrivi il ministro. Ma tant'è!
E neanche gli amministratori locali brillano per acume, se l’assessore regionale Alberto Cirio dichiara: «In Piemonte, meglio sarebbe introdurre una settimana verde in primavera, prima o dopo Pasqua, a seconda degli anni. La primavera è il periodo su cui dobbiamo puntare per sviluppare percorsi verdi, di arte e di cultura»...ehm, mi può anche spiegare quali aziende siano così propense a dare ai dipendenti le ferie in primavera???
Se quindi sommiamo la verosimile poca flessibilità dei periodi di ferie per la grande maggioranza degli italiani alla loro poca disponibilità economica a prescindere*, mi viene veramente difficile ipotizzare una relazione di causa-effetto tra il prolungamento delle vacanze scolastiche e un beneficio per l'industria turistica, mentre mi appaiono lampanti le problematiche che un tale provvedimento contribuirebbe ad alimentare.
Certo è che per accorgersene sarebbe stato necessario avere una qualche remota familiarità con un ambiente lavorativo.
*: Va poi detto che c'è un sacco di gente che - pur faticando ad arrivare alla fine del mese - non concepisce di non andare in vacanza d'estate ed arriva a togliersi il pane di bocca pur di andare un paio di settimane al mare! Ognuno è libero di agire come ritiene opportuno: mi dà solo un po' fastidio quando questa stessa gente si lamenta di essere in miseria.
19 maggio 2010
Esserci o non esserci
Con riferimento all'agguato di Herat avvenuto lunedì scorso, in cui hanno perso la vita due soldati italiani ed altri due sono stati feriti, voglio riportare l'editoriale di Alberto Infelise pubblicato sull'edizione odierna di Metro.
Sono decisamente d'accordo con il ragionamento di Infelise: che senso ha mandare dei soldati a fare il lavoro dei soldati per poi stupirsi se i soldati vengono uccisi? (Stupore oltretutto manipolato per scopi politici)
Occorreva appunto chiarirsi le idee PRIMA di impegnarsi nella missione, e poi appunto decidere di NON impegnarsi.
Sono assolutamente contrario all'ingerenza di una nazione nelle faccende interne di un'altra. Specialmente se questa ingerenza viene concretizzata per mezzo di installazioni militari.
E soprattutto sono contrario quando si appoggiano tali ingerenze solo per vassallaggio nei confronti della potenza egemone.
Non venitemi a raccontare che la presenza delle truppe in Afghanistan (ma come in Iraq, Libano, ecc...) sia dettata da motivazioni umanitarie per "garantire la democrazia in quelle zone", e altre stupidaggini del medesimo tenore. Se fosse veramente questa la molla che spinge i paesi occidentali ad intervenire, come mai nessun contingente è stato mai inviato in Ruanda, in Congo, in Zimbabwe, in Sierra Leone e nelle altre realtà africane dilaniate da decenni di dittatura e conflitti interni?
Non hanno forse bisogno anche loro di democrazia?
Il problema è che queste ultime aree non sono "strategicamente importanti", in particolare per gli USA, a differenza dell'Afghanistan e dell'Iraq (che consentono di tenere d'occhio da vicino Iran e Cina) e del Medio Oriente in genere (che permette di mantenere sotto controllo i paesi produttori di petrolio).
In definitiva, ora siamo in ballo e bisogna - volenti o nolenti - ballare: abbiamo preso degli impegni ed è coerente mantenerli.
In vista della prossima volta, però, magari sarebbe il caso di fermarsi e ragionare se effettivamente sia sensato mandare delle proprie truppe in casa d'altri, o se non sia magari il caso di scrollarsi lo Zio Sam dalle spalle...
Perché mi pare che a quest'ora il Piano Marshall l'abbiamo ampiamente ripagato.
| INFANTILISMO DEMOCRATICO Che tenera la nostra democrazia, verrebbe da darle il ciuccio e cullarla. Poi magari fare tò-tò sul sederino a certi rappresentanti del popolo che non esitano, nonostante l’età pensionabile, a fare sfoggio di infantilismo. La questione è semplice: le guerre (ops, le missioni di pace, pardòn) o si fanno o non si fanno. Se si decide di farle, ci si mandano i nostri militari. Che sanno quel che vanno a fare, e infatti ci vanno armati, mica con paletta e secchiello. È un insulto a loro, alle loro famiglie, alla storia (in generale e alla nostra in particolare), rifare l’indegno balletto “ci stiamo ancora-no non ci stiamo più dai” tutte le volte che un lutto ci colpisce. Che vuol dire? Che le guerre (ops, le missioni di pace, pardòn) le facciamo solo se siamo sicuri di non farci male? Il rispetto e la gratitudine per i militari che sacrificano la loro vita per lo Stato passa anche per il non cambiare idea ogni sei minuti sulla politica estera e sul ruolo delle Forze Armate. La morte è una cosa seria, non l'ennesimo palcoscenico guitto per l'onanismo bicamerale. Con che faccia alcuni parlamentari, proprio nel giorno della morte dei nostri Alpini, si permettono la leggerezza di dire “vabbe', ma a che serve stare lì”? Magari se ve lo foste chiarito per bene prima di mandarceli, loro se ne stavano a casa ed evitavano di morirci in Afghanistan. Ché a occhio e croce qualcosa di meglio da fare ce l'avevano. |
Sono decisamente d'accordo con il ragionamento di Infelise: che senso ha mandare dei soldati a fare il lavoro dei soldati per poi stupirsi se i soldati vengono uccisi? (Stupore oltretutto manipolato per scopi politici)
Occorreva appunto chiarirsi le idee PRIMA di impegnarsi nella missione, e poi appunto decidere di NON impegnarsi.
Sono assolutamente contrario all'ingerenza di una nazione nelle faccende interne di un'altra. Specialmente se questa ingerenza viene concretizzata per mezzo di installazioni militari.
E soprattutto sono contrario quando si appoggiano tali ingerenze solo per vassallaggio nei confronti della potenza egemone.
Non venitemi a raccontare che la presenza delle truppe in Afghanistan (ma come in Iraq, Libano, ecc...) sia dettata da motivazioni umanitarie per "garantire la democrazia in quelle zone", e altre stupidaggini del medesimo tenore. Se fosse veramente questa la molla che spinge i paesi occidentali ad intervenire, come mai nessun contingente è stato mai inviato in Ruanda, in Congo, in Zimbabwe, in Sierra Leone e nelle altre realtà africane dilaniate da decenni di dittatura e conflitti interni?
Non hanno forse bisogno anche loro di democrazia?
Il problema è che queste ultime aree non sono "strategicamente importanti", in particolare per gli USA, a differenza dell'Afghanistan e dell'Iraq (che consentono di tenere d'occhio da vicino Iran e Cina) e del Medio Oriente in genere (che permette di mantenere sotto controllo i paesi produttori di petrolio).
In definitiva, ora siamo in ballo e bisogna - volenti o nolenti - ballare: abbiamo preso degli impegni ed è coerente mantenerli.
In vista della prossima volta, però, magari sarebbe il caso di fermarsi e ragionare se effettivamente sia sensato mandare delle proprie truppe in casa d'altri, o se non sia magari il caso di scrollarsi lo Zio Sam dalle spalle...
Perché mi pare che a quest'ora il Piano Marshall l'abbiamo ampiamente ripagato.
13 maggio 2010
A volte rivaneggiano!
Evidentemente il mese di maggio ha la sgradevole prerogativa di indurre seri casi di vaneggiamento nelle pubbliche personalità. Era già successo l'anno scorso, quest'anno il copione si ripete con nuovi personaggi.
Alcuni giorni fa, infatti, il deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio ha proposto che i parlamentari che "lavorano seriamente" debbano essere premiati. Come? Ma ovviamente con un aumento di stipendio!
Ma in verità tutto il periodo dell'onorevole è degno di figurare in un testo psichiatrico: "Vorrei che concorressero alla vita pubblica i migliori che, invece, oggi, anche per una giusta ambizione economica, preferiscono puntare a dirigere imprese, a diventare imprenditori essi stessi o a intraprendere altre carriere ben piu' remunerative, come, ad esempio, i tanti alti funzionari dello Stato".
Beh, come dargli torto? Perché i succitati "migliori" dovrebbero abbassarsi ad andare a tirare la cinghia in Parlamento dove, con le attuali remunerazioni si rischia di non arrivare a fine mese? Del resto il mondo economico nazionale e non offre quotidianamente milioni e milioni di opportunità imprenditoriali di successo: ci sono vagonate di quattrini che aspettano solo che qualcuno allunghi la mano e li faccia propri!
A me la proposta di Stracquadanio, in fondo in fondo non dispiace: trovo giusto distinguere tra chi fa coscienziosamente il proprio lavoro e chi non lo fa*. Cambierei solamente l'offset rispetto al quale effettuare le variazioni.
Mi spiego: visto che i nostri CARI rappresentanti sono appunto CARI in virtù degli emolumenti che ingollano mensilmente (stipendio base, indennità, rimborsi, etc...etc...), proporrei di SANZIONARE quelli che si rendono indegni del loro ruolo. In tal modo il valore della proposta di Stracquadanio rimarrebbe: i parlamentari meritori guadagnerebbero comunque di più rispetto ai propri colleghi meno virtuosi, e il tutto avverrebbe senza ulteriore esborso da parte delle casse statali (= contribuenti = NOI).
Speriamo che maggio passi in fretta e che STRAcquadanio non STRAparli più!
* A tale proposito ci sarebbe da risolvere un piccolo dubbio: a CHI spetterebbe la valutazione sull'operato dei parlamentari? Visto che da noi non si usa diffondere al volgo dati oggettivi sui risultati raggiunti dai deputati e senatori (se non dopo un adeguato maquillage) in modo che possa essere l'elettorato stesso a fornire un feedback di gradimento per i singoli rappresentanti, magari tale compito potrebbe essere affidato a una Commissione ad-hoc (i cui membri dovranno pur ricevere uno stipendio supplementare per questa funzione) composta - toh! - da ALTRI parlamentari? Con buona pace della trasparenza e del conflitto di interessi! Del resto abbiamo già dei fulgidi esempi di meccanismi simili in Italia: uno su tutti il CSM (leggasi a tale proposito "Magistrati. L'Ultracasta." di Stefano Livadiotti per farsene un'idea...)
Alcuni giorni fa, infatti, il deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio ha proposto che i parlamentari che "lavorano seriamente" debbano essere premiati. Come? Ma ovviamente con un aumento di stipendio!
Ma in verità tutto il periodo dell'onorevole è degno di figurare in un testo psichiatrico: "Vorrei che concorressero alla vita pubblica i migliori che, invece, oggi, anche per una giusta ambizione economica, preferiscono puntare a dirigere imprese, a diventare imprenditori essi stessi o a intraprendere altre carriere ben piu' remunerative, come, ad esempio, i tanti alti funzionari dello Stato".
Beh, come dargli torto? Perché i succitati "migliori" dovrebbero abbassarsi ad andare a tirare la cinghia in Parlamento dove, con le attuali remunerazioni si rischia di non arrivare a fine mese? Del resto il mondo economico nazionale e non offre quotidianamente milioni e milioni di opportunità imprenditoriali di successo: ci sono vagonate di quattrini che aspettano solo che qualcuno allunghi la mano e li faccia propri!
A me la proposta di Stracquadanio, in fondo in fondo non dispiace: trovo giusto distinguere tra chi fa coscienziosamente il proprio lavoro e chi non lo fa*. Cambierei solamente l'offset rispetto al quale effettuare le variazioni.
Mi spiego: visto che i nostri CARI rappresentanti sono appunto CARI in virtù degli emolumenti che ingollano mensilmente (stipendio base, indennità, rimborsi, etc...etc...), proporrei di SANZIONARE quelli che si rendono indegni del loro ruolo. In tal modo il valore della proposta di Stracquadanio rimarrebbe: i parlamentari meritori guadagnerebbero comunque di più rispetto ai propri colleghi meno virtuosi, e il tutto avverrebbe senza ulteriore esborso da parte delle casse statali (= contribuenti = NOI).
Speriamo che maggio passi in fretta e che STRAcquadanio non STRAparli più!
* A tale proposito ci sarebbe da risolvere un piccolo dubbio: a CHI spetterebbe la valutazione sull'operato dei parlamentari? Visto che da noi non si usa diffondere al volgo dati oggettivi sui risultati raggiunti dai deputati e senatori (se non dopo un adeguato maquillage) in modo che possa essere l'elettorato stesso a fornire un feedback di gradimento per i singoli rappresentanti, magari tale compito potrebbe essere affidato a una Commissione ad-hoc (i cui membri dovranno pur ricevere uno stipendio supplementare per questa funzione) composta - toh! - da ALTRI parlamentari? Con buona pace della trasparenza e del conflitto di interessi! Del resto abbiamo già dei fulgidi esempi di meccanismi simili in Italia: uno su tutti il CSM (leggasi a tale proposito "Magistrati. L'Ultracasta." di Stefano Livadiotti per farsene un'idea...)
30 marzo 2010
C'è da spostare una Mercedes...
In verità mi aspettavo un plebiscito, invece non è andata così.
Evidentemente c'è ancora troppa gente che, con l'obiettivo di scalzare il Nano*, è disposta a dare credito a questi cialtroni.
Tra questi sicuramente gli entusiasti degli exploit come "Raiperunanotte" e simili, per i quali (stante anche il successo della Polverini nel Lazio) vale una riflessione: non basta fare più rumore degli altri per essere una maggioranza.
E' ora che se ne rendano conto.
* il quale comunque auspico che lasci la scena politica al più presto, poiché con il suo "modus operandi" tutt'altro che impeccabile ha ridotto il confronto politico ad un'indegno battibecco "con me o contro di me" stile Amici di Maria, che non contribuisce assolutamente all'evoluzione del contenuto politico italiano.
Evidentemente c'è ancora troppa gente che, con l'obiettivo di scalzare il Nano*, è disposta a dare credito a questi cialtroni.
Tra questi sicuramente gli entusiasti degli exploit come "Raiperunanotte" e simili, per i quali (stante anche il successo della Polverini nel Lazio) vale una riflessione: non basta fare più rumore degli altri per essere una maggioranza.
E' ora che se ne rendano conto.
* il quale comunque auspico che lasci la scena politica al più presto, poiché con il suo "modus operandi" tutt'altro che impeccabile ha ridotto il confronto politico ad un'indegno battibecco "con me o contro di me" stile Amici di Maria, che non contribuisce assolutamente all'evoluzione del contenuto politico italiano.
(e questo a prescindere dalla pochezza delle proposte del PD)
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